Una Terra Promessa, un mondo diverso, dove crescere, i nostri pensieriiii


massimo ghini flirta con maria de filippi (frances mac dormand)
Promised Land
Gus Van Sant
2012
Matt Damon non è un pariolino, e non ha una consorte che sforna polpettoni letterari farciti di lacrime indotte e di una concezione voyeuristica del dolore. Per fortuna del cinema, e nostra, vive oltreoceano. Il buon Damon ha scritto insieme a John Krasinski una sceneggiatura innegabilmente politically correct e buonista, che è diventata nelle mani di Gus-Van-Sant-versione-mainstream (cioè lo stesso regista di Good Will Hunting, Scoprendo Forrester e Milk; non l’omonimo scassacoglioni di Elephant e Last days) un film lucido, onesto e decente. Magari un po’ annacquato dalla storia d’amore e lievemente impuzzolito di militanza liberal, ma efficace nell’esporre e raccontare le strategie dei cattivi, contrapposte alla dignità umana di una microcomunità rurale minacciata dalla crisi economica.
Oddio, chiamare “Global” l’impresa che perfora e inquina paesini bucolici per succhiare dalle viscere della terra il gas naturale, può sembrare una trovata da pariolini.
Indubbiamente mette malinconia Promised Land. E’ consigliabile la visione nel tardo pomeriggio di domenica prossima, in ciabatte, stravaccati su una sedia a dondolo vecchia di almeno quarant’anni, con una abbondante fetta di torta sul grembo.
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