Messico e Tumuli


infierno10_12717

El Infierno

Luis Estrada

 2010

Così, mentre penso all’ultimo Malick, mi induco reminiscenze da Upstream Color, vagheggio biopost su Gael Garcia Bernal, 7 colpi di pistola mi crivellano la mente, e decido di parlarvi del Messico.

La nueva ola mexicana segna oramai il passo, Inarritu si è scazzato con Arriaga a tutto discapito dei film di entrambi, Cuaron è lontano e silente (Arbus, Silente) dopo aver girato un Harry Potter, Del Toro (Guillermo) è il solito ipertrofico nella coltivazione in vitro di esegeti (Mama non è malvagio, cioè sì, Mama è malvagia in quanto fantasma, perché non riesce a trovare il figlio naturale, ma il film, Mama, non è malvagio).

Più a fondo, Reygadas ha lasciato nella pietra indelebili tracce paleolitiche, mentre lui, il re mariachi, il grandissimo Robert Rodriguez imperversa worldwide a colpi di Machete (Machete Mata, Settembre 2013)

Nel frattempo, somewhere in Mexico, anzi, everywhere in Mexico, i narcos continuano a scannarsi in un delirante crescendo di teatralità che nemmeno l’Apocalisse: cadaveri impiccati ai ponti, teste impalate ai bordi delle strade, massacri all’arma bianca di uomini donne bambini, tutto debitamente filmato o fotografato. Il web guarda, inorridisce e ringrazia.

Ommariasantissima, anzi, santissima Virgen De Guadalupe, esiste film imprescindibile sul tema ?

Seguro, se llama El Infierno !

Si parte da uno sfigato che tenta la fortuna nel paese dei gringos, ma le cose gli vanno storte e torna al paesello, povero e ancora più sfigato, per scoprire che il fratello minore, votatosi alla narcocausa, è morto ammazzato trucidato, non prima di aver impalmato e fecondato una prostituta oggettivamente bona. Così giura vendetta e diventa narcos anch’egli, iniziato alla causa dal suo migliore amico di infanzia, picciotto arricchitosi con lavori di truculenta macelleria messicana (no, non al G8 di Genova) .

Il decollo del film è verticale: (tanta) commedia, splatter, gangster movie, grottesco, analisi sociale, tradimento scespiriano.

Fatalismo.

Tutti noi sappiamo, ahimè, di dovere morire, ma in Messico sanno anche che andranno all’Infierno, senza redenzione, e allora va bene, occorre mucho, mucho dinero, perché quello che resterà nel polverosissimo cimitero di quello sperduto bucodiculo di paese, è una tomba full optional, in marmo bianco, con pensilina, scala monumentale ed impianto stereo dolby surround, perché tutti sentano quanto era stato ricco e potente el muerto.

Olè.

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