Il lato B


side effects

Side Effects – Effetti Collaterali

Steven Soderbergh

2013

Il cinema di Soderbergh è una stella: sta lì, splendida, fissa, immutabile, apparentemente immutabile, ci sono sere che ti abbaglia con il suo splendore, altre che sembra cancellata da orride nubi minacciose, altre ancora che sembra baluginare, avvicinarsi ed allontanarsi, avvicinarsi ed allontanarsi.

E con la metafora mi fermo qui, poi didascalicamente aggiungo che Soderbergh è un grande regista, elegante, raffinato, conosce il mestiere e così via, quindi correte tutti a vedere Side Effects, perché è il thriller dell’anno, magnificamente diretto e splendidamente interpretato.

Ciò detto, passiamo a quello che ne pensa la mia pancia.

Sono stato un adolescente problematico. No, forse problematico non è la parola giusta. Non bello, ecco, sono stato un adolescente non bello, specie nel primissimo periodo dell’acne e degli ormoni in subbuglio, e non avendo materiale umano su cui riversare il mio bulimico bisogno di amore e possesso, ho votato i miei primi, miserabili, incerti desideri a Madonna Veronica Ciccone. Avevo una sua foto di inizio carriera, ritagliata da uno dei primi Venerdì di Repubblica, ove la giovane Luisa si mostrava nuda, procace e hairy, e ne facevo pieno uso.

Qui devo conseguentemente affermare che sono stato un adolescente non bello, nazional-popolare, medio. Anche cattolico, fino ai 15 anni.

Sgravatomi di questo altro peso, procedo.

All’epoca, dopo i fasti nasali e lamentosi di Like a Virgin, Madonna spaccava il mercato con Papa Don’t Preach, ed io pensai che era giunto il momento di coprire i miei ansimi davanti alla foto di cui sopra con un suono stereo che tranquillizzasse mia madre, pervicacemente origliante fuori dalla porta, così rubai 3.500 lire e comprai il 45 giri di Papa Don’t Preach.

Papa I Know You’re going to be upset,

Cause I was always your little girl,

But you should know by know,

I’m not a baby.

Fortunatamente le mie conoscenze di inglese stavano a zero, quindi mi cullava quella voce così calda, così inadatta ala musica, e mentre … sognavo, ignoravo che il testo parlava di una ragazza gravida che dice a suo padre che terrà il bambino che porta in grembo.

Papa Don’t Preach suonava e suonava, era quanto di meglio avessi mai sentito (pensate un po’), poi un giorno decisi che era venuto il momento di andare oltre, girai il 45 giri e lo misi sul piatto del giradischi.

Il lato B. The B Side.

Il lato B di un 45 giri pop d’accatto, il lato inutile del peggio del trash degli anni 80.

La canzone era Gambler, una schifezza senza se e senza ma.

Sfido chiunque a trovare un solo lato B, nella musica pop degli anni 80, che sia stato degno di esistere: forse qualcosa degli A-HA? dei Frankie Goes ? Dei Duran? Degli Hong Kong Sindycate ?

Niente di niente, il lato B è inutile, è la traccia sfigata.

Ben che gli vada, è la versione strumentale del lato A, così, se tu hai i testi della canzone, ci canti sopra, poi fai un respiro compiaciuto, riattacchi con il lato A e via.

Questo è Side Effects, un bel 45 giri pop di fine anni 80.

Il lato A è magnifico, talmente prodigioso da lasciarti senza fiato, ti racconta in modo magico una storia costruita intorno alle parole-chiave che ti toremnatno da sempre, precedute da un inesorabile NO:

–          Exit;

–          Help;

–          Hope;

–          Future.

Lo fa attraverso il grandissimo Jude Karenin Law, attraverso la metamorfica  Rooney Mara, resuscita Catherine Zeta Jones rendendola ancora più desiderabile di quella vecchia pubblicità fetish di lei con i tacchi a spillo in un’Alfa Romeo ante-Marchionne, c’è Channing Tatum  che ancora si spoglia dopo il superbo Magic Mike.

Ci parla di pillole, farmaci, eccitanti, antidepressivi, incubi, deliri, crisi economica e sete di denaro, ci asfalta con la tensione, poi, piano piano,  il lato A finisce.

E comincia il lato B, ma che fortuna, non è una traccia inutile, è la versione strumentale del lato A, e Soderbergh ha modo di raccontarci di ospedali psichiatrici, del babau dell’elettroshock,  di donne Asexual Lesbo Chic e di famiglia, come non si faceva più dalla fine degli anni 80, l’emozione però è sfumata, allora tu batti le mani e sei contento.

Ma poi corri a rimettere il Lato A, e puoi vederlo mille e mille volte ancora, perché quello che stai vedendo è un grande film.

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