Viaggio al termine della notte dei morti viventi


gio

La Grande Bellezza

Paolo Sorrentino

2013

Siamo ancora storditi dall’opera di Sorrentino, e forse dovremmo aspettare a scriverne, in attesa che si posino le immagini, si metabolizzino i dialoghi, si sedimentino i ricordi, ma l’impulso è urgente, dobbiamo andare avanti e lo facciamo alla nostra maniera.

Sorrentino è un grandissimo, elargisce a noi, immeritevoli e ingrati, una celebrazione di 140 minuti, e noi palpitiamo per tutti questi minuti, anche Quentin ci ha recentemente offerto un’Opera  superiore alla durata canonica, e anche lì palpitazioni e eyes wide shut.

Sorrentino prescinde da Fellini, smettiamola di accostare la Grande Bellezza  alla Dolce Vita, perché la reminiscenza è differente dalla citazione, e ciò che fa parte dell’immaginario collettivo è cultura, non è tributo.

Sorrentino è altro da Garrone, ma entrambi sono necessari, sono Cinema che suppura da piaghe putrescenti e si libbra rarefatto verso l’universale.

Sorrentino è autoritario, ci mostra la via per guardare, nell’incipit dell’Opera scolpisce le parole di Celine, la sofferenza dell’immaginazione di Celine, ci prende per mano nel suo viaggio al termine della notte, rimettendo i suoi debiti ad un padre negletto del Novecento. Poi, durante il viaggio, ci abbandona, e l’amore (non corrisposto) per la vita di Celine lascia il posto all’epifania dell’orrore di Konrad, solo che alla fine del fiume non c’è il colonnello Kurtz, ma una suora avvizzita che striscia larvale su una scala santa. Konrad dopo Celine, perché Sorrentino non guarda l’anelito vitale, ma il disfacimento, la morte, pietoso e indulgente verso le menzogne che ciascuno, morto vivente, si/ci racconta nel suo peregrinare.

Sorrentino è politico, tumula le velleità artistiche e ideologiche di un comunismo da postribolo e ammanetta, materialmente,  i grigi vampiri che dissanguano  il Paese.

Sorrentino è imperfetto, ci lascia inquieti e disturbati da tanti interrogativi, tra la giovinezza condannata e disperata, il caleidoscopio di maschere che sono cornice e paesaggio del viaggio, la scissione prismatica di personaggi che si sdoppiano e si quadruplicano, la livella della napoletanità per capire le salme della romanità.

Sorrentino è audace,  la sua opera è un delirio visivo magistrale e necessario, possiamo comprenderlo perché è lui a permettercelo.

E poi, l’esplosione carnascialesca del baccanale.

E poi, la perfezione onirica  delle rovine e dei palazzi.

E poi, Nostro Signore del Botox.

E poi …

Annunci

4 pensieri su “Viaggio al termine della notte dei morti viventi

  1. FILM IMMENSO… Sorrentino ci spinge con un bel calcio nel culo nei nostri inferni atomici che mai avremmo voluto esplorare, ci sbatte davanti tutta la nostra inadeguatezza, tutta l’inutilità di una vita condotta ad assecondare istinti bestiali, o di contro, a reprimerli credendo illusoriamente di conquistarci il posto migliore nell’aldilà… nel fare questo si toglie pure qualche macigno dalle scarpe con sciabolate LASER inferte a zombi inconsapevoli dell’universo vipparolo… IO ME LO RIVEDO, CAZZO!

  2. Pingback: Siamo tutti Commissari Tecnici | dikotomiko

    • Cara Micky, saresti così gentile da argomentare meno cripticamente il tuo illuminato quanto ermetico giudizio sul film oggetto del post?
      Ove ciò ti fosse impossibile, ti prego di astenerti, in futuro, dal dispensare simili perle di saggezza a lettori che non potrebbero coglierne l’altezza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...