Siamo tutti Commissari Tecnici


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Accade giustamente che la Grande Bellezza sia sulla bocca di tutti e tutti si sentano in diritto di esprimere la propria opinione al riguardo, ma è noto che l’opera d’arte vive nell’uso e nella percezione che se ne ha, quindi tutto questo chiacchiericcio, per chi vi scrive, è prova inconfutabile dell’essere la Grande Bellezza un Grande Film.

Le sorti del film nostro amatissimo si intrecciano con quelle di uno scrittore, no, non Jeb Gambardella, intendo uno scrittore vero, Nicola Lagioia, direttore della collana Nichel per la casa editrice Minimum Fax.

Lagioia non solo è scrittore, ma anche esperto di cinema: per chi sa e ama la significanza delle parole, scriviamo che esperto è ben diverso da appassionato, implicando una competenza che, scaturita presumibilmente dalla passione, si è definita e perfezionata con l’esperienza, lo studio avanzato e/o la pratica.

Per intenderci, esperto di cinema, per esempio, sarebbe  colui che per meriti o curriculum viene chiamato come consulente da Alberto Barbera, attuale Direttore della Mostra del Cinema di Venezia,  per selezionare film da presentare in Concorso e nelle altre rassegne del festival.

Ci risulta, fuor di esempio, che Nicola Lagioia svolgerebbe questo lavoro di consulenza, ma il suo curriculum non sembra recare traccia di esperienza o mestiere nel cinema:

Da MinimaetMoralia.it: Nicola Lagioia (Bari 1973), ha pubblicato i romanzi Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) (vincitore Premio lo Straniero), Occidente per principianti (vincitore premio Scanno, finalista premio Napoli), Riportando tutto a casa (vincitore premio Viareggio-Rčpaci, vincitore premio Vittorini, vincitore premio Volponi, vincitore premio SIAE-Sindacato scrittori). Dirige nichel, la collana di narrativa italiana di minimum fax. È una delle voci di Pagina3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Scrive per diversi quotidiani, settimanali e riviste, tra cui Lo Straniero, Repubblica, Orwell, Il Venerdì di Repubblica, Repubblica XL.

Dov’è l’esperienza di cinema ?

A domanda in merito rivoltagli da un quotidiano locale, il nostro risponde prosaicamente tracciando una linea invisibile tra cinema e letteratura, ed accostandosi umilmente a suoi predecessori in quel ruolo (scrittori chiamati a far da consulenti a Venezia), quali, pensate un po’, Pasolini e Flaiano.

Ripeto: Lagioia come Pasolini e Flaiano.

Toccato nel profondo dal suo ardire, comincio a frequentare passivamente il blog degli autori Minimum Fax, fino a quando, ahimè, mi imbatto nella seguente recensione de La Grande bellezza, a firma sua:

La Grande Bellezza, un piccolo Gatsby

Non mi trattengo più, mi scappa e provo sarcasticamente a commentare il post firmandomi Dikotomiko, difendendo l’altezza del film di Sorrentino, spingendomi sorrentinianamente  sul terreno del sarcasmo verso la ubris lagioiesca, rincuorato dalla pubblicazione di molte voci critiche  nei commenti (anche al limite del vituperio) e vedo inizialmente pubblicato il mio post, tanto che sul pannello di controllo di Dikotomiko mi appare un contatto proprio da Minima et Moralia, poi, dopo pochi minuti, il mio commento scompare, ed appare sul questo blog il seguente commento (?) criptico al mio post su La Grande Bellezza, a firma Micky

Micky
Micaela2@gmail.com
80.181.110.174

Ma che film ha visto questo imbecille fallito?

Coincidenza ?

Provo a riscrivere al buon Lagioia, invocando visibilità ai miei commenti, appellandomi alla sua affinità d’animo con Pasolini e Flaiano.

Niente.

Provo a scrivere senza riferimenti personali, riportando la recensione comparsa su dikotomiko.

Niente.

Scrivo al sito, chiedendo le motivazione della fatwa contro dikotomiko.

Niente.

Ho l’atroce sospetto di essere stato bannato, senza che qualcuno abbia chiesto a Pasolini e a Flaiano il permesso di farlo.

Ribadisco allora qui, a casa mia, quanto già scritto: non è che tutti debbano sentirsi in dovere o in diritto di scrivere di cinema,  nonostante le eventuali comprensibili motivazioni derivate dalla patente di “esperto” apparsa nel taschino non si sa come e nemmeno perchè.

Il film di Sorrentino vola alto e non ha paura di farlo, seppure con ali di cera, e libera la sua forza soprattutto verso quella genia di autoreferenziati artisti di provincia, figli degeneri di un’ideologia strumentale, che si permettono di scrivere senza ironia vacuità abissali come le seguenti:

“Bisogna farsi attraversare da Roma, e amarla per poi farsi tradire e fottere (o il difficilissimo e sublime opposto: farsi amare e tradirla sul più bello) per poter raccontare qualcosa di questo enorme e bellissimo e orrendo crollante mondo urbano.”

Mimimum Max

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