Welcome in Kenya, have a nice day


paradies

Paradies Liebe

Ulrich Seidl

2012

Ognuno ha i miti, e il destino, che si merita.

Il mito nasce con una cultura, è radice o espressione di essa, e siccome la cultura è espressione di una classe sociale, il mito stesso è espressione della classe sociale.

Le classi sociali sono mitopoietiche, ad ogni classe il suo mito, ok, ma tutte le culture dominanti, nei secoli dei secoli, hanno sempre onorato e venerato l’emblema del potere in assoluto, il sacro membro, il fallo, il pisello.

Devo rettificare , perché Tom Robbins, l’immenso Tom Robbins, riconduce la genesi della mitopoiesi fallica alla nascita delle grandi religioni monoteiste, essendo prima il mondo dominato dal mito della terra madre, Mitra, e della sua fecondità. Che poi la religione è etimologicamente la massima e subdola espressione di mitopoiesi di una classe scoiale, è noto a tutti.

Sono millenni che ci troviamo ad adorare il pisello, fulcro dei nostri pensieri e del nostro agire. Sacro, ma così sacro che nelle cultura latine, machiste per definizione, lo si invoca blasfemicamente quando qualcosa va male (“cazzo !”) , invece del britannico biunivoco e politically correct “fuck!”.

Il pisello è sacro, ma così sacro da dovere essere sempre alluso, mai mostrato.

Il mito del pisello è transgender, solo così si spiega perché il 97% degli Italiani, uomini e donne, conosca Rocco Siffredi (e solo il 17% dichiari di averne visto un film), la cui notorietà è superiore a quella di Papa Francesco, Giorgio Napolitano e Francesco Totti.

Il mito viene declinato in numerose varianti, la variante esotica è l’icona dell’Indigeno Caraibico, o Africano, superdotato che manco un baobab, e qui è chiaro come il mito venga associato ad una forma di razzismo antropologico millenario. Nel sottoinsieme dell’Indigeno Africano  la fa da padrone lo stallone Senegalese, in alternanza con il Keniano.

Conscio di ciò, il grande Ulrich Seidl ci accompagna in un’esperienza allucinata e vivida di turismo sessuale in Kenia, dove 4 tardone della Mitteleuropa, flaccide, grezze e giustamente sole, non si limitano a bramare il possesso di nerboruti mandinghi , ma tentano di conquistarne il cuore e la testa pagando 2 spiccioli, quanto una collana di conchiglie venduta sulla spiaggia. Ma il Dio Pisello è uber alles e non coartabile, quindi negal’Epifania dell’erezione alle seguaci del culto del Denaro e a noi tutti, spettatori quindi guardoni sotto un sole abbacinante ed un caldo ovviamente Canicola-re

Il più grande merito di Paradies Liebe è l’affabulazione del racconto, che costruisce un’esperienza cinematografica scevra da ogni moralismo e retorica. Seidl guarda e ci fa guardare quasi tutto, mettendo in scena direttamente lui, il Dio Pisello, protagonista assoluto per lunghi (ops), drammatici, memorabili minuti.

Note: C’era un giamaicano che aveva un tatuaggio sul pisello, da moscio si leggevano le lettere WY, allora mio cugino gli chiese cosa significasse, e lui “quando mi arrapo le turiste possono leggere Welcome in Jamaica, have a nice day”

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