Un consiglio da amico a Terrence Malick


To The Wonder

Terrence Malick

2012

Terrence è un regista dannato: nomini il suo cognome, MALICK, e subito il tuo interlocutore cambia espressione, si mette in modalità “profonda e ponderata riflessione”, con un sorriso appena abbozzato e gli occhi che guardano un puntino lontano lontano.

Che cosa ‘sto interlocutore pensi realmente, non era dato sapere, fino alla settimana scorsa.

Un sondaggio condotto da Dikotomiko con metodo parascientifico ha svelato l’arcano. Ecco i risultati:

sondaggio

Restringendo il nostro campo di analisi alle risposte latu sensu afferenti al cinema, deduciamo che la dannazione di Malick sia avere un cognome eufonicamente simile a quello di Kubrick, e aver fatto un film epocale, La Sottile Linea Rossa, noto a tutti grazialcast, in cui le voci narranti (“voice over”), raccontano agli spettatori più e diversamente dalle immagini.

Questo preambolo era necessario per parlare di To The Wonder, l’ultimo Malick, che i distributori italiani, questi abbietti, sozzi, beceri e flautolenti figuri, hanno fatto approdare al cinema alla fine di Giugno, periodo in cui solitamente nei cinema italiani restano sparuti pedofili nostalgici e isolati nerd in cura con il cortisone. Solitamente, perché l’estate 2013 è caratterizzata da tempo instabile e copiose precipitazioni sui versanti tirrenico ed adriatico, quindi qualche persona normale al cinema ci è andata, e ha riportato quanto di seguito.

To the Wonder è un film che attira su di sé le critiche più aggressive e iconoclaste: è il talento di Malick che sembra farsi maniera, è l’esasperazione della voce fuori campo, in 4 lingue diverse,  esorbitante da una storia di amore ed incomunicabilità altrimenti insignificante, è la mortificazione del ruolo attoriale (in questo caso parliamo di Javier Bardem e Ben Affleck) a vantaggio della gargantuesca magniloquenza del regista.

bardem affleck

Non si perdona a Malick di essere un maestro, di avere uno stile chiaramente riconoscibile, di voler condividere con il mondo le sue personali riflessioni opinabili ma sincere, partorite in anni di solitudine isolamento e meditazione da anacoreta. Non si perdona a Malick la capacità di Vedere con la V maiuscola, di scorgere l’essenza dell’Io e della perfezione in una giostra che gira, in una sequenza di lampadine decorative, in due che si perdono soli dentro una casa.

To-The-Wonder

In sostanza, non si perdona a Malick di aver aumentato la frequenza di produzione dei suoi film, che sono tutti, inconfutabilmente capolavori: l’umanità sembrava accettarne uno ogni 10 anni, ma 2 in 2 anni, e questo dopo il grandissimo The Tree Of Life, sembra troppo.

Noi di Dikotomiko pensiamo diversamente, e chiediamo perdono a Malick per tutto il ciarpame che lo investe, riconoscendo in lui un profeta del cinema dell’ultimo trentennio cui tutti devono molto, anche gli ultimi Refn e Korine, e amando To The Wonder come un figlio genialoide ma sfortunato.

Purtuttavia, un consiglio sentiamo di poterlo dare al Maestro: caro Terrence, il tuo cinema è così innovativo da essere primigenio, come il cinema dei Padri, di Murnau, di Fritz Lang, Di Griffith, di Buster Keaton, di Charlie Chaplin: e allora, in barba ai ciarlatani, perchè non tornare al cinema muto con l’accompagno di melodie di archi e liuti, perché non abbandonare la logorrea mistica della voce fuori campo a vantaggio delle care vecchie didascalie bianche su sfondo nero ?

Pensaci, Terrence.

malick

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