In morte di un padre


elmore leonard

Max: Non le va di bere una cosa?

Jackie: Sì certo, ma non in braccio alla polizia.

Max: Be’… che ne dice dell’Hilton, all’aeroporto?

Jackie: C’è molta luce?

Max: Be’… sì, abbastanza…

Jackie: Allora è meglio qualcos’altro!

Max: Perché non le piace la luce?

Jackie: Perché ho tutta l’aria di una che è stata in galera… ecco perché

(Elmore Leonard, Rum Punch aka Jackie Brown)

Abbiamo 40 anni, siamo pacificati, consapevoli espressioni di un certo tempo, di una certa cultura, dominante quindi disturbata, colorata quindi nerissima.

Siamo cresciuti nel post-punk, nell’avant-pop, nell’after-dark, e abbiamo un solo grande padre, QT, Quentin Tarantino.

Lui, unico, ha reso visibili i nostri processi mentali, la nostra immaginazione, i nostri desideri.

Quentin Tarantino ha mille padri, uno di questi è Edward Bunker, scrittore immenso e Iena, un altro, il più importante, è Elmore Leonard.

La definizione più calzante per Leonard è  “il più grande dialoghista di tutti i tempi”. I suoi personaggi, uno straordinario caravanserraglio di cavalieri solitari, reduci, banditi e pendagli da forca, prendono vita attraverso le parole che pronunciano, e questo è un miracolo, se è vero quello che diceva Faulkner, e cioè che romanzo e racconto dovrebbereo vivere nel discorso indiretto, e che le parole messe in bocca ad un personaggio ne compromettono la tridimensionalità.

Elmore Leonard, talento puro, pensa per dialoghi e scrive per dialoghi. Se le battute di Jackie vi hanno colpito come una raffica di AK-47, se i dialoghi tra Vincent Vega e Jules Winnfield continuano ad entusiasmarvi, allora  dovete inchinarvi a lui, che ha cavalcato senza sella 60 anni di letteratura americana, forgiando queste parole, le nostre parole.

Sapete cosa vi dico ? Andatevi a comprare uno qualsiasi dei fottutissimi libri di Elmore, o rivedetevi in ginocchio Jackie Brown, o se siete stronzi pure Out of Sight, e costringete i vostri vecchi a rispolverare le VHS di Hombre o di Quel treno per Yuma, e poi venite a bere una birra sotto il mio portico, tra pecan e fienarola, alla memoria di quel bastardo figlio di puttana.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...