Ci pensi ogni tanto alle rane?


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Paul Thomas Anderson

Phil Parma è l’infermiere che assiste un malato terminale. Phil è una persona sola, buona, e sulle sue sincere lacrime versate al capezzale del vecchio morente, partono le prime note di pianoforte di Wise up.

Siamo nel bel mezzo di una sequenza-chiave del film, e quello che Paul Thomas Anderson ci mette sotto gli occhi è un vero e proprio videoclip. Integrale, con tutti i personaggi che cantano, immersi nelle loro crisi esistenziali ed aggrappati a speranze sottili, sottilissime, già spezzate o sul punto di spezzarsi. Ma cantano.

Una scelta azzardata, che sulla carta rischia di sembrare ridicola. “Scelta azzardata” è però il secondo nome di PTA, e la scena risulta essere la più forte ed efficace del film. Che è Magnolia, una delle pellicole più importanti degli anni 90.

Cantano tutti. Canta Phil, e canta il suo assistito, il vecchio ricco pezzo di merda malato di cancro. Canta la sua splendida giovane moglie dopo aver tentato il suicidio, e canta suo figlio, che lo odia tanto da aver cambiato il suo cognome. Canta un altro vecchio condannato a morte, il famoso conduttore tv Jimmy Gator. Jimmy ha una figlia cocainomane, Claudia, una figlia di cui ha abusato. Anche lei canta. E canta l’agente Jim, il poliziotto più scemo e maldestro della San Fernando Valley, che vuole disperatamente amare e salvare Claudia. Canta un bambino prodigio triste, ed un ex-bambino prodigio in rovina, innamorato del suo barman al punto di farsi impiantare un apparecchio ai denti identico al suo.

No, it’s not going to stop

so just.. give up.

Cantano tutti, uniti dalle note della canzone di Aimee Mann, uniti dai fili beffardi del caso. Uniti dall’amore di Paul Thomas Anderson. Li ama tutti, e tutti alla stessa maniera. E ce lo ripete di continuo in ogni film.

Ed in ogni film rimorsi, sensi di colpa, rancori e abbandoni. I padri e i figli. La mancanza reciproca di padri e figli. E la ricerca di quell’amore perduto o negato. O violato. Manca qualcosa a tutti e tutti si affannano a cercarla. Che poi la trovino o no, conta poco. La vita è forse semplicemente la necessità di cercarla. E PTA vuole raccontarci “solo” questo. Per farlo, è capace di utilizzare temi storici e sociali enormi (la nascita nel dopoguerra delle sette pseudoreligiose come scientology; la parabola esistenziale di pornoattori come John Holmes, doppiamente significativa perchè coincidente con la metamorfosi del mercato del porno, dall’età d’oro del cinema-cinema al boom del mercato low-budget delle videocassette; la nascita del capitalismo spietato che trivella la terra per produrre enormi profitti, passando su miserie e cadaveri, a cavallo tra ‘800 e ‘900) riuscendo sempre a ridurli a semplici pretesti, cornici in apparenza magniloquenti che però vengono puntualmente ricacciati in secondo piano, perchè sotto i suoi riflettori restano sempre gli uomini e le loro mancanze. Le facce. Che poi sono quasi sempre le stesse.

"Nothing Like The Holidays" Los Angeles Premiere - Arrivals

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Sidney – 1996

PTA ha visto centinaia di film, quasi tutti noir com’è giusto che sia: è quella la sua scuola, ed il suo primo lungometraggio è degno frutto di tale gloriosa scuola. Riesce anche a creare un personaggio femminile talmente forte da far sembrare Gwyneth Paltrow una vera attrice.

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Boogie Nights – 1997

Inizia a suonare un’orchestra maestosa nella testa di PTA,  si fa nitida la figura di Robert Altman tra i principali maestri del nostro, ed ecco scorrerci davanti agli occhi la madre di tutte le storie americane. il lavapiatti che viene prelevato dal suo umile mondo terreno e catapultato nell’olimpo della fama e della ricchezza. per poi precipitare nel buio di droga crimine e prostituzione, seguendo la parabola del cinema porno. Due ore e mezza di rigoglioso coloratissimo e indiscutibile capolavoro. Ah, Julianne Moore….

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Magnolia – 1999

Certe cose succedono e stop. Le persone si incontrano, vivono, muoiono e amano. Il film della vita, probabilmente. Sulla vita. La mia. Ma anche la tua, che credi.

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Ubriaco d’amore – 2002

Se sei l’unico maschio tra sette sorelle e non le ammazzi da piccolo, il minimo che ti può capitare è di crescere con qualche problemino a mantenere l’autocontrollo e magari sfasciare il bagno di un ristorante a mani nude è un gesto comprensibile.  Giostra psichedelica e schizoide, storia pura di innamoramento, parente lontana di Fuori orario di Martin Scorsese.

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Il petroliere – 2007

Scontro epico tra due bugiardi viscidi e avidi, il petroliere e il predicatore. Scontro simbolico, in realtà orgia oscena tra chiesa e capitale, messa in scena ambiziosa e una splendida e naturale lontananza siderale dal cinema di massa contemporaneo. Questo è un film che con il passare degli anni crescerà a dismisura, e tra cinquant’anni sarà collocato vicino a Greed-Rapacità e a Nascita di una nazione.

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The master – 2012

Film dikotomiko per eccellenza. Il maestro e il discepolo, il padre e il figlio, l’idolo e il dropout, Film di attori, quindi. Grandi attori. E di grandi temi, molto più grandi dei piccoli uomini rappresentati, attraverso i quali PTA illumina zone d’ombra dell’umana mediocrità, ma con una luce fioca e soffusissima. Poi ognuno si fa luce come crede.

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Inherent Vice – 2014

Benicio Del Toro, Joaquin Phoenix, Josh Brolin. Primo adattamento cinematografico in assoluto dalle opere di Thomas Pynchon, per una storia che pare dipinta di nero. Mi piacerebbe averlo già visto, ma il film è attualmente in fase di postproduzione.

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