Le scelte di Sofia


The Bling Ring

Sofia Coppola

2013

Dikotomiko ha principi pochi ma buoni, il più importante è la lotta senza quartiere al nepotismo, al figliodipapismo, al figliodartismo, forme deteriori di raccomandazione genetica sulle quali ci siamo espressi in altra sede.

La nostra rinomata laicità di pensiero ci permette tuttavia di combattere il crimine con mente aperta, per apprezzare il genio in qualsiasi famigghia si manifesti. E ’il caso di Sofia Coppola, regista vera, in modo altro da Francis Ford: un capolavoro (Lost in Translation) e due grandi film (Il Giardino delle Vergini Suicide e Marie Antoinette), Leone D’Oro a Venezia con Somewhere (mah… ), flirt sentimentale e artistico con Quentin Tarantino.

La amiamo di un amore grande e imperituro, specie quando, da vera Lucana Dentro, passa le vacanze estive a Bernalda, come un qualunque studentello o impiegatucolo fuorisede che torni da mammà.

sofia bernalda

Con The Bling Ring, Sofia ha di nuovo fatto centro. Un altro film essenziale, pieno di momenti di altissimo cinema, con Emma Watson ancora un po’ gigiona ma oramai a pieno titolo nella sorority della Nuove Grandi Attrici (Jennifer Lawrence, Chloe Moretz, Juno Temple) belle e brave, ma più brave che belle, e tutte ancora giovanissime.

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E’ la storia (vera !?) di 4 ragazze e 1 ragazzo, tutti ricchissimi e W.A.S.P, o ricchi e WASPissimi, che per deterministiche traiettorie del destino giocano a violare le proprietà dei nuovi VIP, da Paris Hilton a Lindsay Lohan, girando come fantasmi (RSVP Kim Ki Duk) in Wunderkammer grottescamente kitsch, appropriandosi di feticci di alta moda con una concupiscenza ammirevole. Raccontano, ballano, sniffano, giocano con il denaro e non fanno sesso: vogliono fermare l’attimo, ma non Sono, clic, è tutto un social loop, fino al corto circuito multimediale, freak veri (Lindsay Lohan) e finti in gattabuia insieme, e poi via di nuovo con il rutilante circo del web 2.0 .

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Ma.

C’è un grosso Ma.

The Bling Ring viene dopo Spring Breakers. É stato girato alcuni mesi dopo, presentato ai Festival alcuni mesi dopo, distribuito alcuni mesi dopo.

Spring Breakers è un punto di non ritorno, la Luce che ha svelato i connotati filmici di una generazione simbionte, fissando i canoni estetici, artistici e culturali di un nuovo genere, il neo-noir.

L’ eco di Spring Breakers rimbomba, cupo e mortifero, in ogni scena di The Bling Ring, e se noi non amassimo Sofia potremmo malignare circa un tentativo di appropriazione indebita, se non proprio di plagio.

Ma il problema non si pone, per via del sentimento che ci lega e per lo spettacolo che Sofia ci regala, allora ci appigliamo all’anagrafe: se Spring Breakers è storia di college, The Bling Ring è storia di high school, quindi ci piace pensare che Sofia, ammirata, abbia voiluto dirigere il prequel del capolavoro di Korine, con devozione e umiltà da gregario.

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O no ?

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