La Revolucion De La Iglesia


Viviamo nell’ombra, polli di batteria in capannoni roventi, il ventre gonfio di mala informazione e cultura putrescente.

pollibatteria

Là fuori c’è un regista.

I nostri eminenti critici lo chiamano “Il Re del Kitsch”, “il Maestro del Cattivo Gusto”.

Che imbastisce spettacoli fantasmagorici, una mirabile sequela di visioni oniriche ed immagini eretiche.

E noi niente, diamo la colpa alla distribuzione italiana, perché ciò che non è in sala non si vede.

Sto parlando di Alex De La Iglesia .

Succede che il cinema spagnolo degli ultimi 30 anni si sia identificato in un solo grande Maestro, che ovviamente risponde al nome di Pedro Almodovar. Costui ha saputo rappresentare l’anima di un Paese che finalmente si liberava dai residui fascioclericali del franchismo e si avviava ad essere propulsore della nuova Europa, transgender, transfrontaliera e transculturale.  Il gusto, il pensiero, lo stile di Almodovar brillavano e convincevano, fino a che Zapatero, assurto al potere per una fortunata (?) serie di eventi traumatici (la strage di Atoche ed il depistaggio di Aznar) regalò al mondo la speranza che il cinema potesse plasmare il reale, che si potesse costruire una società basata su quelle visioni: donde i matrimoni gay, donde l’indipendenza dalla Chiesa, donde la sinistra al potere.

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La caduta di Zapatero fu rovinosa, vuoi per la pochezza di un’intera classe dirigente ed intellettuale, vuoi per l’avanzata inesorabile del nuovo capitalismo finanziario che tutto distrugge e tutto dimentica, così, nel 2013, di quella Nueva Spagna resta una disoccupazione e livelli biblici e migliaia di case disabitate che deturpano città magnifiche, simbolo imperituro dell’orrore della Bolla Immobiliare. Il clero nero ha poi rialzato la testa, e la Chueca, il coloratissimo quartiere  madrileno che illuminava il mondo, oggi torna ad essere l’avanguardia di un ghetto.

Se Almodovar ha accusato il colpo, finendo con il filmarsi addosso, i figli perversi del cinema spagnolo hanno continuato a brillare, pensiamo ai capolavori sperimentali di Amenabar, ma sopratutto alle fantasmagorie di Alex De La Iglesia.

delaiglesia

Il cinema di De La Iglesia è, in una sola parola, eccessivo, nell’accezione etimologica del procedere oltre il limite estremo di un confine noto. Ogni film è un visionario delirante spettacolo circense, in cui personaggi irresistibili si muovono come marionette, di più, come pagliacci psicopatici sullo sfondo della crudeltà e della ferocia umana (La Ballata dell’Odio e dell’Amore), posseduti da sentimentoni da melò, tra sordido sesso e passioni sfrenate, avidità siderali e brama di gloria.

La Spagna, franchista o post franchista, è una distopia, un territorio filmico surreale, che De La Iglesia universalizza, all’inverso di Almodovar che invece attualizza. Lo scenario è uno sfondo cangiante, si passa attraverso nuovi e desolati pianeti persi nello spazio (Azione Mutante), ci si rinchiude nella claustrofobia di ambienti a convivenza coatta (La Comunidad in un condominio, Crimen Ferpecto in un centro commerciale), per arrivare a dilaniare il mito della frontiera in una corsa disperata e frenetica,  tra gli Stati Uniti ed il Messico (Perdìta Durango).

De La Iglesia gioca con tutti i generi del cinema, come forse solo i grandi registi coreani riescono ancora a fare: contamina la commedia con il sangue infetto dell’horror, trafigge il road movie con le pallottole dei gangster, sporca gli umori dell’ eros con la polvere dello spaghetti-western.

Eccoci, l’origine del suo cinema, come per tutti i grandi Maestri, è qui, è il Western, omaggiato  in 800 Balas (girato in Almerìa, terra in cui furono girati infiniti western a basso e bassisimo costo): la sua umanità vive di duelli all’ultimo sangue, dove ad affrontarsi sono il Male ed il Peggio, mentre il Bene è solo una carogna dilaniata dai corvi. Noi guardiamo, persi nell’esibizione delle nostre meschinità, nascosti dietro un ghigno che cela la nostra empatia.

In tutti i suoi film, mentre i suoi burattini continuano a cercarsi, a correre, a massacrarsi, a stupirci, echeggia un immane sberleffo alla Religione ed al suo mistificatorio potere di affabulazione. Vittima prediletta è il lato grottesco del culto cattolico (El Dià de La Bestia e le sue evocazioni sataniche, ancora La Ballata dell’Odio e dell’Amore), ma non sono risparmiate le credenze popolari che il pensiero no-global osannava come vere ed autentiche, vedasi l’abietta figura del Santero, ex-marine, interpretato da un grande Javier Bardem in Perdìta Durango.

La religione è una fiaba dark, ingannevoli ed incantevoli sono tutte le sue rappresentazioni, specie quelle televisive, e proprio nell’inganno al quadrato della TV De La Iglesia diventa cristologico, narrando la grande storia di un’amicizia giudescamente tradita (Muertos de Risa) o di un uomo qualunque, con il cranio accidentalmente impalato, che diventa star di un reality Vermicino-style.

In chiusura, per significarvi quanto il nostro sia discriminato e incompreso anche in patria, riporto brano di eminente critico spagnolo relativo all’universo dei personaggio di De La Iglesia.

La caratteristica principale di questi anni può essere identificata nel decisivo esplodere del freak, grazie ad una generazione nuovissima che non ha conosciuto i rigori della dittatura franchista e che si è formata esteticamente non tanto su una peculiarità culturale ottenuta con grandi sforzi, come fu per la generazione precedente, quanto su un eclettismo del tutto contestuale al  consumo del tempo libero: cinema commerciale americano di alto budget, fumetti d’azione, pubblicità e videoclip, videogiochi, rock, pornografia, informatica, film preferibilmente su video… Tutto ciò viene fruito dalla nuova generazione in un contesto di indifferenza ideologica assoluta, sorta dalle ceneri del post-moderno, che si collega al declino della cultura letteraria e che trova il suo divertimento nelle varie espressioni della violenza, prima di tutto nel gore. (Carlos Aguilar, Fantaespaña, Orrore e fantascienza nel cinema spagnolo: un secolo didelirio filmico, Lindau, Torino 2002, p. 87)

Ora tocca a voi, vendicate questa vergogna, appropriatevi dei film di Alex De La Iglesia, e diffondete il suo Vangelo, di seguito riassunto in un filmografia ragionevole e ragionata, ordinata in base all’insindacabile preferenza di Dikotomiko:

1) Balada Triste de Trompèta – La Ballata dell’Odio e dell’Amore(2010)

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Il capolavoro assoluto, anche Leone d’Argento a Venezia. La storia del pagliaccio triste che diventa psycho thriller per contendere l’amore della trapezista al pagliaccio leader, con la guerra civile spagnola sullo sfondo. Distribuito in Italia, con colpevole ritardo, ma comunque distribuito.

2) Muertos de Risa (1999)

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Una coppia di comici da avanspettacolo, sfigati e sprovveduti, raggiunge il successo con gag stanliooliesche di schiaffoni e risate. Di lì la lotta fratricida all’ultimo sangue perchè davanti al pubblico ne resti solo uno. Invisibile in Italia, perfetto dai titoli di testa alla scena finale

3) Perdìta Durango (1997)

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Riti animisti, sesso, morte e traffico di feti umani in una storia on the road che terrorizza e commuove, indigna e stupisce. Distribuito, visto e totalmente ignorato in Italia.

4) Accion Mutante – Azione Mutante (1992)

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Brigate Rotte. Un gruppo di terroristi Diversamente Abili rapisce, nel giorno delle nozze con strage di invitati, la figlia di un industriale miliardario e la porta su un’astronave, diretta al pianeta Asturias, scelto per il pagamento del riscatto. Devo scrivere altro ?

5) El Dìa de la Bestia (1995)

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Prete cultore di studi cabalistici si convince che nascerà a Madrid l’Anticristo e decide di commettere “tutto il male del mondo” per potere mettersi in contatto con Satana e scongiurare l’imminente catastrofe. De la Iglesia la definisce “commedia di azione satanica”. Consigliata la visione domenicale, prima dell’Angelus di Papa Bergoglio

6) La Comunidad- Intrigo all’ultimo piano (2000)

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Scene di straordinaria follia in un condominio al centro di Madrid, per spartirsi la vincita al totocalcio dell’inquilino dell’ultimo piano. Distribuito e amatissimo in Italia, forse perchè la dimensione mentale a noi più congeniale è il trivani con servizi accessori in stabile moderno finemente ristrutturato.

7) Crimen Ferpecto – Finchè morte non li separi (2004)

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Il commesso donnaiolo ambizioso ed edonista uccide fortuitamente il suo rivale di carriera ed è costretto a soggiacere alle voglie della commessa racchiona che lo ricatta, fino all’apocalisse, tutto in un centro commerciale. Anche questo distribuito e amato in Italia, forse perchè il centro commerciale è la seconda dimensione mentale a noi più congeniale.

8) La Chispa de la Vida (2011)

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Disoccupato depresso resta vivo, con la testa impalata, dopo una rovinosa caduta, e diventa un cristologico evento mediatico mondiale, Umanissimo, ma innocuo e persino un tantinello moralista. Invisibile in Italia

9) 800 Balas (2002)

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La nostalgia per il western e l’Almeria, nei ricordi di un bambino che cerca il suo grande eroe, il padre. Invisibile in Italia,, necessario ma non fondamentale.

Omissis: Oxford Murders – Teorema di un delitto (2008)

In uscita (all’estero, ovviamente): Las Brujas de Zugarramundi

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2 pensieri su “La Revolucion De La Iglesia

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