Matuška Rossija


Brat – Brother

Aleksey Balabanov

1997

Correva l’anno 1997. Non so voi, ma io all’epoca avevo 24 anni, quindi vivevo di facili entusiasmi, ragionevoli dubbi e inconfessabili speranze nel Futuro.

Eh sì, perché nel 1997 non era ancora accaduto, il Futuro, che in senso prossimo era il nuovo Millennio, in senso anteriore era il Domani.

Allora, come oggi, il mio narcisismo dissidente mi convinceva ad indulgere nel nichilismo, e preconizzavo distopie in ogni dove, catastrofi sociali, nuovi olocausti, sovrappopolazione, esplosioni inarrestabili di tumulti suburbani, fine delle risorse vitali.

catastrofe

Come la massima parte di voi, ignoravo che già c’era un altro dove, alle prese con un presente distopico, rimosso e tumulato dall’immaginario occidentale: la Madre Russia.

Da wikipedia:

L’economia russa cadde in una profonda depressione alla metà degli anni novanta, …

Secondo le statistiche del governo russo, il declino economico, in termini di Prodotto interno lordo, fu grave quanto quello scaturito in USA durante la Grande depressione…

Dopo le riforme economiche dei primi anni novanta, vi fu un brusco incremento delle ineguaglianze sociali nonché del tasso di povertà in tutto il Paese…

Durante l’ultimo periodo del regime sovietico solo l’1,5% delle famiglie viveva sotto la soglia della povertà, mentre nel 1993 tale percentuale si era alzata tra il 39 e il 49%…

Le morti legate all’abuso di alcool aumentarono del 60% negli anni novanta…

I decessi per infezioni e malattie trasmesse da parassiti aumentarono addirittura del 100%…

Il brusco aumento della mortalità giovanile per cause non naturali (delitti, suicidi, e incidenti causati dalla scarsa attenzione per la sicurezza)  contribuiva significativamente a questa tendenza…

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Qui, nella San Pietroburgo – Leningrado – San Pietroburgo, accadeva la storia di un Eroe di fine secolo, reduce da orribili guerre innominate (Afghanistan ? Cecenia ?), alieno alienato tra appartamenti fatiscenti, carcasse di Trabant, gangster in erba e fratelli degeneri. La Vodka, eterna, scorreva a fiumi, su ferite d’arma da fuoco non altrimenti cauterizzabili, su violazioni di corpi femminei macellati da bestie umane alloracomeora, su nuovi poveri senza dimora stretti intorno al fuoco.

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Lui, l’Eroe, non cercava sesso né denaro, proteggeva il suo simulacro (un cd walkman) e affermava la legge, la sua legge, e proteggeva gli oppressi. Fossero donne, o controllori sui tram, o direttori editoriali di radio nazionali.

Era giovane, l’Eroe, e cercava altri giovani, ma non capiva perché la droga, perché le mogli schiave dei mariti, perché l’amore.

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Cos’era per lui l’Occidente ? Una macchia, un diverso indifferenziato. Questo diceva ad un Francese scambiato per Amerikano:

Your american music is shit.

Well, why are you arguing?

l told you your music is shit yet you argue.

And you all are…

Soon your America will fall away.

Solitudine. E poi sparatorie, proiettili nella carne, agguati nelle stanze, per le strade, da uno scheletro di tram in corsa.

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Prima di Nicholas Winding Refn, prima di Drive, altrove, Aleksiei Balabanov ci regalava un capolavoro assoluto, definendo in modo ultimativo i canoni delle visioni dell’Eroe nel Futuro, di Refn appunto, di Chris Nolan, di Zack Snyder, di Alan Moore, degli Amerikani.

Balabanov è morto nel Maggio scorso. Per me, che in quel futuro di merda sono, è un Maestro.

Di più, un fratello.

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