The Walking Dead Stagione 4, premiere Dikotomiko.


Abbiamo visto in anteprima, solo per voi, il primo episodio della quarta stagione di The Walking Dead.

La premessa essenziale è che TWD è una delle migliori e più seguite serie TV della storia, prodotta dal regista Frank Darabont, tra i pochi ad aver saputo tramutare uno Stephen King in un ottimo film, anzi in due ottimi film, Il Miglio Verde (nonostante Tom Hanks) e più ancora The Mist.

A vantaggio dei lettori più sprovveduti, diciamo ancora che TWD è una zombie story ispirata filologicamente ad un fumetto di straordinario successo. Ci sono tantissimi zombie, un intero paesaggio di zombie, gli zombie sono lo sfondo di tutto, va là, diciamolo in modo incomprensibile, gli zombie sono mera texture per lo sviluppo del plot (eh ?).

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Quello che conta davvero è la vita ai tempi dei non morti. I veri walking dead sono proprio loro, i vivi, che si trascinano smarriti, privati della speranza.

La terza serie, girata in parte oltre che prodotta da Darabont, aveva privilegiato l’approccio western oriented: un manipolo di sopravvissuti, muovendosi verso Ovest, colonizzava un carcere, bonificandolo dalle orride creature, ed entrava in guerra contro una vicina comunità di sopravissuti, capeggiata da uno psicopatico e sanguinario dittatore (il mitico The Governor), fino alla vittoria finale.

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Questa nuova serie, stando alla premiere, sembra incamminarsi su un binario decisamente più intimistico, con una forte eco dell’immenso The Road di John Hillcoat  (notoria e ricercata la somiglianza tra Rick di TWD e Viggo Mortensen).

the-road-poster

Si parte dalla fine, tutto è definitivamente rovesciato, persino l’idea stessa di libertà: i sopravissuti, per poter continuare ad essere tali, scelgono di segregarsi nel carcere, ricostruendo il prototipo statunitense della Gated Community, anche qui di matrice western (i villaggi dei Mormoni) con fisiologiche ed apocalittiche derive storiche (la fattoria della Manson family, il ranch dei Davidiani a Waco, le comunità degli Amish). La comunità va preservata intatta, non deve crescere, perchè in un mondo senza domani anche la procreazione è una dannazione.

Ci sono comunque alcuni bambini, più numerosi rispetto alle serie precedenti, ed ai bambini riuniti in cerchio si insegna ad usare il coltello, perché:

–          se hai pietà, sei morto;

–          se hai rimorsi, sei morto;

–          se hai dubbi, sei morto;

–          se hai paura e sai difenderti, puoi sperare di sopravvivere un altro giorno.

Lo scenario apocalittico è al solito strepitoso, I toni sono cupi, i dialoghi essenziali e penetranti come colpi di pistola, ma affiora una sorta di claustrofobia narrativa.

Sembrerebbe necessario un punto di svolta definitivo, non crediamo di poter reggere ancora per una serie intera agli assalti dei “walkers”, chiusi dietro una rete e stretti stretti nel solipsismo nelle nostre celle.

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La presenza, in cabina di regia, del quasi esordiente Greg Nicotero, MESSIA ASSOLUTO degli effetti speciali (dei film di Tarantino, Rodriguez, Carpenter, Romero, Raimi e di mille altri ancora), ci fa ben sperare, ma anche un pò turbare .

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