Il mondo ha ancora bisogno di eroi


Dikotomiko Reloaded

Amate la mia ferocia, sbiancate per la mia blasfemia, invidiate la mia follia, ma non vi basta, continuate a pregare, a strisciare, a chiedermi di colpire più forte, e più forte, e ancora più forte.

Per voi, succubi followers, per voi, sordidi frequentatori dei motori di ricerca, per voi, figli negletti del pensiero dominante, per voi, per il mondo intero, per il futuro dei vostri figli,

Dikotomiko ha conquistato Rapporto Confidenziale.

I miei post, a partire da questo, saranno pubblicati in anteprima su www.rapportoconfidenziale.org, che è roba seria, tagliata bene, belli pensieri su cinema e affini, gente preparata, in Italia e in Svizzera.

theactofkilling

Grazie a tutti, specie a quelli (sono centinaia) che mi trovano nel web digitando su Google “il culo di Serena Grandi” o “Rosario Dawson Brasilian Wax”, o “Farfallina bella e bianca”.

Questo è Dikotomiko, all’apice del suo masochismo.

Veni, Vidi, Vici.

The Act of Killing

Joshua Oppenheimer

2012

Videoclip, documentario, mockumentario, found footage, POV.
Candid camera, amateur, homemade, spycam, webcam.
Streaming, Download, File sharing.
Youtube, youreporter, youporn, youdem (sigh).
You You You. Guarda guarda guarda.

Oggi uno è convinto di aver capito come funziona, trattasi di capitalismo video-ludico-libidico in cui il desiderio è pompato dal bombardamento di immagini, miliardi di pixel in (falso) movimento, ipnotici fino all’orgasmo del loop. Il pendolo oscilla, guardi e riguardi, guardi e riguardi, per sempre.

Stop. Refresh. Tutto è scomponibile e riproducibile all’infinito, nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si rivede.

Che poi, già Ballard aveva ovviamente capito tutto mooolto prima, e fissava il Big Bang nella morte di JFK, mai avvenuta perché da chiunque eternamente ri-vivibile nella manipolazione nei fotogrammi di Zapruder.

La visione, questo tipo di visione, sincopata apocopata, azzera il racconto, non c’è più inizio né fine, nessuna affabulazione, nessuna ricerca della verità, si ingollano le immagini come una pasticca qualsiasi, l’effetto è limitato e conosciuto, innocuo quindi.

Fine della Storia, inizio delle storie a richiesta.

Poi, di improvviso, cinema. Ecco The Act of Killing (Press notes), ecco il Nulla Sarà Più Come Prima.

Indonesia, oggi. Visione dei protagonisti, attori nel ruolo di se stessi.

Delinquenti da due soldi, con il mito di Hollywood, che facevano i bagarini davanti al cinema, e poi diventarono Demoni Sterminatori con il putsch del 1965. Con sguardo sognante raccontano tutto: il massacro dei Comunisti e dei Cinesi. I saccheggi, le torture, le tecniche e gli strumenti di sterminio. Gli stupri, gli infanticidi, l’orrore. E la gloria.

La gloria. Che manco P.K. Dick e la Svastica sul Sole.

Questi gangster («Gangster means free man», dicono a più riprese)sono eroi nazionali, santificati, osannati da folle giulive – ad hoc prezzolate – nei raduni della Milizia Pancasila, ancora saldamente al potere.

Guardano in macchina e mettono in scena le torture, si divertono a mimare con la voce il suono orrido, rauco ed infinito che esce da una gola umana durante lo sgozzamento. Hanno una memoria così vivida che riescono ad impersonare le loro vittime, specie nelle convulsioni e nelle urla di dolore.

Non sono le pur insostenibili descrizioni delle torture e delle esecuzioni a disturbare di più, no. È l’atteggiamento degli ex-carnefici davanti alla telecamera, la loro allucinante simpatia, il loro mostrarsi nonni affettuosi o freak obesi, padri di famiglia disincantati o guappi in divisa paramilitare, compagnoni allupati e misogini, che accidentalmente hanno dovuto versare fiumi di sangue ed accatastare centinaia di cadaveri perchè era la cosa giusta da fare, senza se e senza ma.

Non temono il giudizio della storia, loro la hanno fatta, la storia, loro hanno vinto.

Il racconto della banalità del male porta alla luce la demenza del male. Una ferocia decerebrata oltre l’immaginabile, paragonabile alla spietata incoscienza di un bambino che strappa le ali ad un insetto e ride felice.

La demenza del male. In Indonesia sembra essere una prerogativa nazionale. Mettono i brividi le scene di una trasmissione tv modello Pomeriggio Cinque, nella quale Anwar Congo, simpatica ottuagenaria canaglia, è ospite in studio. La giovane e bella conduttrice esalta con tono gioioso e compiaciuto i suoi massacri, come se stesse ricordando le prodezze balistiche di un noto calciatore, tra gli applausi scroscianti del pubblico in un’atmosfera di allucinata e pericolosissima idiozia festaiola e allegria sanguinaria. Dissonanza/boccata d’aria: la voce di un tecnico che osserva la trasmissione e le dichiarazioni tremende del sorridente Congo su di uno schermo di servizio e si chiede a voce alta come faccia a dormire la notte, questo pazzo.

Solo lui, il regista, il demiurgo Joshua Oppenheimer riesce a mandare in corto circuito questi stolidi cyborg, è lui che li inganna, nutrendo la loro boria con la promessa di girare un film in cui celebrano le loro gesta,è lui che li inganna con domande semplici semplici , cui essi rispondono sprezzanti, non accorgendosi che il racconto stesso si fa giudizio morale, pixel su pixel, fotogramma dopo fotogramma.

Il corto circuito è anche dello spettatore, che guarda il racconto ad occhi sgranati, travolto dal dubbio e dal turbamento, perché tutto questo non dovrebbe essere vero, ma lo è.

Pre-visione e visione definitiva al tempo stesso. Mai nessuno prima aveva illuminato il sottoscala del Potere in maniera così orrorifica.

Un giornale Indonesiano ha scritto che c’è un tempo prima ed un tempo dopo The Act of Killing.

Anche per il cinema è così.

 

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