Mexploitation is over


Machete Kills

2013

Robert Rodriguez

Rodriguez sta a Tarantino come Robin sta a Batman, o come Patroclo sta ad Achille, o come San Pietro sta a Gesù Cristo. Un compagno, un delfino, un pupillo.

Il che, per intenderci, non è un minus in senso assoluto, in quanto Rodriguez sviluppa una poetica peculiare grazie a una bella compulsività registica, così, mentre QT centellina le sue regie, RR si profonde in innumerevoli progetti eterogenei.

Questo evidentemente non basta, perché QT è sulla bocca di tutti, mentre RR no, e allora se tu dici “Ou raga, è uscito il nuovo film di Robert Rodrigues !”, loro, i raga, ti rispondono con “chi mink.. è Robert Rodriguez ?”, e tu devi rispondere “quello che ha fatto Sin City”, perché se dici “quello che ha fatto Dal Tramonto all’Alba”, oppure “il coautore del progetto Grindhouse”, loro ribattono “che dici? quello è Tarantino !” nel primo caso, oppure “che mink.. è il progetto Grindhouse ?” nel secondo caso.

RR QT

La condanna biblica del cono d’ombra, l’eterna dicotomia tra Maestro e artigiano.

A nulla vale che QT, il Maestro, ringrazi pubblicamente RR per la colonna sonora di Kill Bill, o dichiari il suo amore per Planet Terror, o si lasci dilaniare come improbabile attore in Dal Tramonto al’Alba + Planet Terror, o ancora doni al suo fido ben 10 minuti di regia in Sin City.

La gerarchia resta immutata, QT avanti, in piena luce, RR dietro, nell’ombra.

RR QT2

Il fatto è che RR è regista antologico ma discontinuo, capace di vette assolute (El Mariachi,  Dal Tramonto all’Alba), di grand guignol disturbati (The Faculty,  Sin City), di scorribande vintage nei B e nei C movies (Planet Terror),  ma allo stesso tempo colpevole di sprofondi nell’abisso, la serie Spy Kids e Once Upon a Time in Mexico, il non plus infra.

Once Upon a Time in Mexico, l’abominio, Enrique Iglesias tra i protagonisti. Il kitsch che non morde, il gore che non diverte. Il film che annoia. L’oblio.

enrique iglesias

Ora, nel 2013, RR è nuovamente in sala, ma Machete Kills profuma di condanna già scritta, in quanto SEQUEL DI UNO SPIN-OFF. Dicitura imprrovida, psicoyuppistica, per (non) spiegare come sia il seguito di Machete, a sua volta nato da un finto trailer inserito in quel leggendario progetto Grindhouse di cui sopra.

ATTENZIONE:  di questo e degli altri finti trailer (Hobo with a Shot Gun, Werevolf Women of the SS)  non c’è traccia nell’edizione italiana di Grindhouse, nemmeno in home video, quindi non impazzite a cercarla, chiedete a me.

Machete, appunto, 105 minuti portati sulle spalle dalla leggenda Danny Trejo, il B-Movie fatto uomo. Un’occasione per girare un rutilante action chicano alla volemose bene, una chiassosa e guascona rimpatriata di emigrati messicani di successo, dalla strafiga Jessica Alba, alla palestrata Michelle Rodriguez, con una spolverata di Lindsay Lohan e Robert De Niro. Pellicola sgranata, colori saturi, qualche tetta, un bel po’ di proiettili e sangue, nostalgia dell’exploitation ed accenni improbabili all’orgoglio panamericano ed alla revolucion mexicana. Gradevole ma niente più, Machete era bello e finito.

machete

E invece no, perché Rodriguez resta sempre un messicano dentro, ed i messicani hanno una tendenza genetica alla serialità ed al melodramma, così ecco di nuovo Machete, in pieno delirio da onnipotenza (parla sempre in terza persona, come Maradona: Machete don’t smoke, Machete don’t joke) con una ulteriore carrellata di vip devoti alla Vergine di Guadalupe e non (Desperado Banderas, Mel l’Antisemita Gibson, Charlie the Sex Addicted Sheen aka Carlos Estevez) a rifare lo stesso film, a tagliare a fette i nemici, a salvare gli Stati Uniti (!), con lo sfondo della guerra dei narcos, dal muro della vergogna – che esiste davvero, cliccate qui – e separa gli USA dal Messico, dei tunnel che i profughi messicani scavano per raggiungere la felicità nei deserti texani.

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Politica all’acqua di rose, anzi, per restare in tema, politica fatta con il culo parato dai dollaroni di Hollywood, alla Jennifer Lopez (che sul tema ci aveva massacrato in BorderTown). Nessun contributo reale alla causa, nessuna  emancipazione, solo l’esplosione del complesso di inferiorità latente, perché ad Hollywood è dura esser chiamati tacos dai gringos.

Pochissimi spunti felici, ma il tutto è un già visto che irrita, perché imita le imitazioni dell’originale, Austin Powers in primo luogo, e aggiunge richiami poco ispirati a modelli durati quanto un peto (il Crank di Neveldine e Taylor), propinandoci una inutile ed irritante Lady Gaga che raggiunge di gran carriera Iglesias tra i rifiuti cinematografici non riciclabili.

Machete Kills è poca cosa, lo stesso Danny Trejo è stanco, stanchissimo, e finisce per non piacerci più. Salviamo solo la comparsata del suo compagno, nostro delfino e pupillo, il mitico Tom Savini, l’unica maschera davvero immortale creata da Rodriguez, e aspettiamo con ansia lo SPIN-OFF DEL REMAKE DEL CULT MOVIE

SEX MACHINE STRIKES AGAIN !!!

sex machine

Un pensiero su “Mexploitation is over

  1. Il primo film di Machete mi era piaciuto moltissimo, quindi mi aspettavo grandi cose anche dal sequel.
    Alla fine del primo tempo le mie aspettative sembravano ben riposte; poi é cominciato il secondo, e sono rimasto basito dal crollo verticale del film.
    Un personaggio come Machete funziona soltanto nel contesto di un action movie: in un film di fantascienza invece é un pesce fuor d’ acqua, e quindi far prendere quella piega alla sceneggiatura é stato un grandissimo errore.
    Ricordo che fece un errore simile Giovanni Veronesi quando diresse “Il mio West”. Il protagonista era Leonardo Pieraccioni, che interpretava esattamente lo stesso ruolo dei suoi film da regista (il toscanaccio piacione, solare, ironico eccetera): il problema é che quel personaggio in una commedia all’ italiana va benissimo, mentre in un western é totalmente fuori posto.
    Tornando a parlare degli action movies, il mese scorso ho visto Escape Plan, il film carcerario con Arnold e Stallone.
    Il guaio di molti film d’ azione é che non hanno storia, sono semplicemente un’ accozzaglia di sparatorie ed esplosioni buttate lì senza un filo logico: Escape Plan invece ha una sceneggiatura insospettabilmente fine, oltre che molto coinvolgente.
    Arnold e Stallone invece sono sempre più vecchi. Quando correvano o sparavano, Stallone aveva il volto così riempito di botulino che la faccia gli rimaneva ferma; Arnold invece ha una pelle più naturale, e quindi ogni volta che lui faceva dei movimenti bruschi la pelle flaccida del viso gli ballonzolava su e giù in modo orrendo. Come se non bastasse, Arnold in questo film ha una barba bianca come Geppetto che lo fa sembrare ancora più vecchio. Ma chi se ne frega, anche in quelle condizioni a me basta vederlo sullo schermo e subito mi brillano gli occhi.

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