Hey baby one more beer !


Drinking Buddies

Joe Swamberg

2013

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Quentin Tarantino è un genio, tutti i suoi film sono capolavori imperituri, i suoi giudizi hanno connotazioni divine. Queste le doverose premesse con le quali mi sono accostato alla visione di Drinking Buddies, una gaia commedia indie americana, che QT inserisce nella sua Top Ten Movies del 2013.

Qui una digressione è doverosa: in realtà QT è quanto di più lontano possa esistere dalla cultura del compendio, dall’aneddotica dei meglio e dei peggio alla Nick Hornby, e si presta a stilare liste (anche La Sposa ne aveva una in Kill Bill) con intento chiaramente provocatorio, giocando ad essere spiazzante, ma al contempo inseminandoci con alcuni fecondi spunti di riflessione.

Fine della digressione.

Drinking Buddies, la gaia commedia indie di cui sopra, ha incassato al Box Office USA appena 390.000 dollari, cioè a conti fatti è un floppone, eppure piace molto a chi capisce di cinema, tanto da essere inserita anche nella sezione Festa Mobile dell’imminente Torino Film Festival 2013.

La storia è semplice semplice, carveriana nel suo minimalismo: un gruppo di ragazzi+ragazza (bellissima) lavorano in un birrificio artigianale, e sono compagni di bevute anche fuori dal lavoro. In particolare Kate è molto amica di Luke, tanto che io, cresciuto a mazzate di Harry ti presento Sally, penso di aver capito tutto già al decimo del primo tempo, quei due si amano e dopo alcune incomprensioni convoleranno al giusto happy ending.

La mia sicumera sembra confermata dal fisiologico procedere degli eventi: vacanza in doppia coppia nel cottage in Michigan, e qui colpo di scena!, il ragazzo di lei bacia la ragazza di lui, lei mollata in tronco, lui cornuto e all’oscuro, il lieto fine si staglia all’orizzonte come la pinna dorsale di uno squalo bianco.

Invece no. Tra scene di gelosia reciproca, corrispondenza di umoristici sensi, tracannamenti di birra come texture di interminabili inutili giornate, [SPOILER] i due si ritroveranno al punto di partenza, colleghi di lavoro e amici, lei single e raminga, lui cornuto e contento.

E il sesso tra loro? [SPOILER] Niente.

E la storia fedifraga dei loro partner ? [ SPOILER] Nisba.

Capisco, troppo tardi, che il regista Joe Swamberg mi ha criminosamente propinato lo scherzino del non, alias il cinema della sottrazione, alias il Meno Succede Più Sono Figo a Raccontartelo.

No, non può finì così, non deve finì così.

Riavvolgo i pensieri e decido di salvare:

1) La protagonista, Olivia Wilde, dea, bellissima, un sogno, anche brava, strepitosa nel sacrificare il suo sex appeal alle regole cameratesche del buddy movie;
2) La co-protagonista, Hanna Kendrick, qui detestabile gatta morta, assunta a gloria imperitura nelle vesti di Stacey, l’ironica sorella di Scott Pilgrim;
3) Ti West, promettente regista del genere Neo Indie Horror, qui nelle vesti di attore, amico di Swamberg con cui ha dato vita al film antologico V/H/S.

E QT? È un genio, tutti i suoi film sono capolavori imperituri, i suoi giudizi hanno connotazioni divine.

Colpa mia se a volte non riesco a capirlo.

E se continuo a pensare che il nome giusto per la commedia indie americana resti per sempre Kevin Smith

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