Racconto Verticale. Prima parte.


Eye in the Sky

Nai-Hoi Yau

2007

Hong Kong se ne sta lì da sempre, stretta stretta, il mare da una parte, le colline dall’altra, brulicante di abitanti, tanti, innumerevoli abitanti, più di 6.500 per chilometro quadro, che aumentano, e  aumentano, e aumentano ancora.

Uno addosso all’altro, uno sopra all’altro.

Ad Hong Kong ci sono 1.223 grattacieli. E’la città del mondo con il maggior numero di edifici con altezza superiore ai 500 piedi. Ospita 36 dei 100 più alti edifici del mondo.

E’ la città del mondo, dati wikipedia, con la più alta percentuale di popolazione “che vive e lavora oltre il 14° piano

Cominciamo dal basso.

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Piano terra livello strada: persone che si accalcano su un autobus, un uomo e una donna sconosciuti siedono uno di fianco all’altro, ignorandosi ?, di fronte ad un uomo apparentemente assopito. L’autobus si ferma.

Saliamo di piano, livello semaforo all’incrocio: i 3 prendono strade diverse, dall’alto li vediamo assorbiti nel flusso – brulicante – degli hongkongesi, l’occhio che guarda tralascia il fu-assopito e la donna che proseguono appaiati ad altezza strada, segue il signore distinto che sale.

E allora saliamo: livello terrazza: dall’alto di un palazzo, l’uomo osserva e coordina la rapina ad una gioielleria, militarmente eseguita, spettacolarmente riuscita.

Precipitiamo nuovamente a livello strada, ma dove sono gli altri 2 dell’autobus? Sono passati 11 minuti di film, nessun dialogo, solo le immagini ascendenti e discendenti su Hong Kong. Top down. Bottom  up. Senza fiato.

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Eye in the sky è un film di Nai-Hoi Yau, all’esordio in regia, conosciuto come sceneggiatore dei più grandi capolavori di Johnnie To, che produce. Ha come protagonista assoluta la topografia ad assetto variabile di Hong Kong. La storia è puro eccelso genere, zippato in 89 minuti: una squadra speciale di poliziotti in borghese, specializzata in pedinamenti, deve risolvere il caso del furto alla gioielleria di cui sopra (appunto), ma ovviamente le cose si complicano, altri casi si intersecano, così come le strade ed i livelli di Hong Kong, e noi tutti lì a salire e scendere che nemmeno sulle strade di San Francisco, prendiamo l’ascensore con un rapinatore, corriamo dietro ad un killer su per una scalinata, ci precipitiamo giù a soccorrere un poliziotto mortalmente ferito,  ci tuffiamo in inseguimenti strozzati dalla congestione di milioni di automobili in coda.

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Il cuore ci batte forte, per l’adrenalina, ma anche per le storie dei personaggi, perché Nai-Hoi Yau, fedele al Maestro produttore, dissemina sapientemente  il film di break conviviali, scene di fratellanza, pasti consumati insieme, riunioni, racconti di vita, di barzellette. Su la tensione, giù la commozione. Su la commozione,  giù la tensione. E così via, dall’inizio alla fine.

Così, il sudore scende sulle nostre fronti, le lacrime salgono ai nostri occhi. Su e giù. Su e giù.

Come Hong Kong.

https://i1.wp.com/filmjournal.net/mjocallaghan/files/2007/11/eye-1.jpg

P.S.: il nostro agente in Sud Corea ci ha appena informato dell’esistenza di Cold Eyes, remake sudcoreano di Eye in The Sky. Uscito nelle patrie sale a Giugno scorso, ha già incassato 35 milioni di dollari ed è al 9° posto tra i film più visti del’anno. Stay Tuned …

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