Cabin in the drugs


Resolution

Justin Benson, Aaron Moorhead

2012

-Non mi sono mai goduto la vita finchè non ho iniziato a drogarmi. Da bambino ero infelice. L’adolescenza ha fatto schifo. L’unico momento di felicità fu quando mi feci una pista sul como’ di una ragazza, a una festa.

-Ti avevo già visto felice, prima.

-No, amico. Era solo per educazione. Sono felice con l’anfetamina.

-Ascolta, la vità andrà meglio, ok? Hai ricevuto merda invece che aiuto.

-Oh Gesù… I miei genitori? Mi drogo perchè la chimica del mio corpo vuole che mi droghi. Se avessi avuto i tuoi genitori, sai cosa sarei stato? Uno con dei bei genitori che ama drogarsi.

Metacinema e metanfetamina.

i due

E’ vero: c’è una Cabin. E si, la Cabin si trova In The Woods. Ma Resolution non è la versione Indie di Cabin In The Woods. E’ molto di più. Nel 2019 Cabin in the woods sarà ricordato, se sarà ricordato, come un divertentissimo film-videogame. Resolution invece è destinato a crescere col tempo: se in questo momento, pochi istanti dopo che i titoli di coda ci hanno salutato, lo riteniamo un film con i controcazzi, raro esempio di horror fondamentale, come in questi anni lo sono stati Martyrs o Kill List,  tra dieci anni l’opera prima di Justin Benson e Aaron Moorhead avrà partorito diversi figliocci più o meno degeneri e sarà citato spesso nei commenti (” deve molto a Resolution, ma nonostante l’alto budget non raggiunge la genialità del modello dichiarato” leggeremo in qualche pagina di critica cinematografica il 23 febbraio 2019).

indiano

Questa coppia di giovani cinefili entusiasti pesca a piene mani nel loro (e nostro) immaginario, e butta tutto nel pentolone, ma lo fa a piccole dosi. Un pizzico di follia religiosa, una zaffata di presenze aliene, found footage come se piovesse – tanto è insapore – e spruzzate di fantasmi. Addirittura l’evocazione del signor Tesla, ad ampliare lo spettro di indizi disseminati per suggerire la Resolution (o come denunciano i detrattori, per far furbescamente sembrare il film meno povero), e probabilmente destinati ad innescare discussioni-fiume su qualche blog.

Notevole la galleria di personaggi inquietanti ed ombre invisibili che incontrano i due protagonisti. Uno su tutti: il professor Fontecedro in versione butterata, che vive da trent’anni in una roulotte arredata con un gusto incredibilmente raffinato, e fuma erba potentissima.

luttazzi

Il risultato finale è sostanzialmente classico e robusto, con una regia asciutta nonostante lievi sterzate di modernità che non guastano affatto, e la certezza di essere al cospetto di un’opera di CINEMA puro.

Talmente puro da rendere me, te, noi voi tutti, i veri e potentissimi demiurghi.

finale

O forse solo scrocconi intrufolati sul set e piazzati strategicamente alle spalle dell’operatore? Non spoilero, ok. Buona visione, and a happy new fear.

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