Uomo d’acciaio. E di piombo


Out of the furnace

Scott Cooper

2013

Eccolo, finalmente! Il mio veglione, la mia festa di inizio anno. La prima bottiglia stappata ululando e sorridendo, felice. Il primo film del 2014 a scuotermi le viscere.

Perchè dove ci sono losers e blue collar heroes, dove gli americani contano più dell’America nonostante le tasche vuote, il non-cuore di Dikotomiko si scioglie. E’ un cuore antico, che sotto la scorza iconoclasta nasconde una passione sfrenata per le vicende classiche come questa, una storia raccontata cento volte, che chiede di essere raccontata altre cento.

casey

Una storia che hanno cantato Woody Guthrie e Pete Seeger, che hanno narrato Steinbeck e tutti i suoi figliocci, che hanno messo in scena Michael Cimino, Paul Schrader, ovviamente Ken Loach, e tanti altri. Ed è una storia che DEVE restare sempre identica, e deve usare gli stessi mezzi e linguaggi. Perchè i decenni che passano, le conquiste sociali e tecnologiche, i cambiamenti di costume, le mode, gli sperimentalismi e le avanguardie, non hanno mai scalfito o indebolito un concetto semplice semplice, almeno negli ultimi cento anni: il capitalismo uccide, ammala, sfrutta e consuma i lavoratori salariati, gli operai, i proletari. E i lavoratori salariati, gli operai, i proletari a volte si lasciano prendere da una disperata voglia di riscatto, e cercano di sfondare a testate la gabbia invisibile e arrugginita nella quale il sistema li tiene rinchiusi da prima della nascita. Ma è sempre la testa a sfondarsi prima.

woody

Out of the furnace è come una canzone di Bruce Springsteen. All’epoca dell’uscita di Nebraska, e più di recente di The ghost of Tom Joad, tutti sapevamo che si trattava di dischi costruiti su voce e chitarra acustica, nessuno si lamentò dell’assenza di  drum machine vocoder o doppia grancassa. Gli accordi e la melodia di quelle canzoni sono identiche a canzoni scritte e cantate settant’anni prima, eppure sono dei capolavori. Emozionanti, poetici, e potentissimi capolavori. Come Youngstown, a cui il film di Scott Cooper sembra molto legato, o State trooper, che ha praticamente la versione cinematografica in The indian runner di Sean Penn.

Chiedere sorprese ad un disco voce/chitarra di Springsteen, così come tacciare Out of the furnace di “già visto”, è da idioti. Quello che un film di questo calibro deve avere è il cuore. La sincerità, fosse anche naif e demagogica. E lo è, demagogica: le immagini della campagna pro-Obama e l’insistenza sulla tragedia dei reduci dall’Iraq sono un tantino ingombranti.

Braddock, Pennsylvania: location talmente azzeccata e minacciosa da costituirsi come personaggio di primo piano nella vicenda. La fabbrica-mostro, che naturalmente sta per chiudere. La fabbrica che è l’unica possibilità di rigare dritto, dritto quel tanto che basta per ammalarsi e morire.

citta

Leonardo Di Caprio (che doveva essere il protagonista) e Ridley Scott tra i produttori. Titoli di testa e titoli di coda scorrono sulle ipnotiche note di Release dei Pearl Jam.

Un cast incredibile: Casey Affleck, Sam Shepard, Willem Dafoe, un mostruoso Woody Harrelson, Forest Whitaker e poi lui, ancora.

lui

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