Nebbia a catinelle


Il capitale umano

Paolo Virzì

2013 .

Politici lombardi, ovviamente appartenenti alle due presunte opposte fazioni, hanno attaccato Il Capitale Umano  ed il suo regista perchè avrebbe dipinto un quadro negativo della Brianza e della Lombardia, e della “ggente che lavora”. Purtroppo, Virzì ha pure sprecato tempo e qualche energia a rispondere a queste puttanate. Questi agguerriti rappresentanti del popolo avrebbero forse ambientato un film che parla di speculazioni finanziarie a Taormina? Ma ovviamente parliamo di entità cinematograficamente ignoranti che non perdono occasione per sbandierare il loro orgoglio orticellistico con l’unico scopo di farsi belli agli occhi dei loro (ex)elettori.

cimitero

Dal Connecticut degli anni 90 alla Brianza più o meno contemporanea: un bel salto, che di certo Stephen Amidon non immaginava quando ha scritto il romanzo da cui Virzì ha tratto questo film. La Brianza: un livido non-luogo noir a prescindere, perfetta location per un soggetto tosto e cinico, sviluppato in una sceneggiatura che sembra scritta da Inarritu. Macchiette e stereotipi non possono mancare in un film di Virzì, ma sono macchiette viscide  e stereotipi meschini e fragili, addirittura ectoplasmi come il personaggio di Luigi Lo Cascio, o banali marionette come tutti i componenti del presunto consiglio d’amministrazione di un teatro, esposte in una delle scene divertenti e “leggere” del film.

ridicoli

Che sono poche, perchè questo è un film oscuro, cupo e potente. Il miglior film di Virzì. Nonostante il solito problema che sono gli attori italiani. Fatta eccezione per Fabrizio Gifuni, passabile incarnazione dello squalo finanziario senza sentimenti e dubbi, tutti gli altri sono la solita carrellata di mediocrità televisiva nazionale (degno di assoluto rispetto è comunque il fascino acerbo di Matilde Gioli).

matilde

Siccome sono fissato, provo a immaginare Paul Giamatti al posto di Fabrizio Bentivoglio nel ruolo del viscido agente immobiliare che vuole arricchirsi;

trimoni

Julianne Moore invece di Valeria Golino, psicologa incinta; Valeria Bruni Tedeschi scaraventata nell’iperspazio e sostituita da Robin Wright, la Moglie per antonomasia;

fabrizio e moglie

al posto di Luigi Lo Cascio vedo Vincent Cassel e a questo punto sono costretto a sostituire anche il buon Gifuni, con Guy Pearce.

E non mi fermo più, sostituisco anche l’incauto sceneggiatore (Francesco Piccolo?  Chi altri?) – che ci propina un colpo di scena finale così grezzo, ma così grezzo, ma così grezzo, che Nunziante e Zalone al confronto sono da Golden Globe – con Jason Reitman.

Sarebbe il film dell’anno, o quasi, và a dà via i ciapp !

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