Fine cura mai


Dallas Buyers Club

Jean-Marc Vallée

2013

“Grazie per l’AIDS creato in laboratorio”

(dalla preghiera per il Giorno del Ringraziamento di William Burroughs)

Nei primi anni 80, quando il virus non aveva ancora un nome, sui giornali statunitensi si sprecavano definizioni fantasiose che manco al bar dello sport:

-Gay compromise sindrome

-Immuno-deficienza gay-correlata

-Cancro dei gay.

In Italia, il ministro della Salute Carlo Donat-Cattin vietava l’uso della parola profilattico nelle campagne di informazione, per evitare di spiegarne l’uso nelle scuole.

Nel 1987 compariva il primo farmaco a tempo di record, e i maligni come me pensano che fosse pronto prima dell’individuazione del virus.

Nonostante effetti collatterali pesantissimi, rallentava la sindrome, pertanto la conseguente psicosi di massa ne rese difficile l’erogazione. Al punto da scatenare disordini, caos, e la nascita di un mercato parallelo

figo

Matthew McConaughey ha contratto l’AIDS sul set di Killer Joe per colpa di un rapporto non protetto tra il suo pollo e Gina Gershon, ho pensato all’inizio del film, impressionato dal suo aspetto di freak scheletrito, e ancora di più dalla sua camminata inguardabile.

culo

Ma in Texas, e perdipiù nel bel mezzo degli anni ottanta, sono tante le cose inguardabili. A cominciare dal look di questo branco di subumani da rodeo, omofobi ignoranti alcolizzati e drogati, che al confronto George W. sembra quasi una persona di media cultura e senza il minimo problema psichico.

desperate

Il film si regge sul corpo-cinema di Matthew ma anche sull’adorabile drag-queen tossica impersonata da Jared Leto. La sacrosanta rievocazione di un periodo di terrore per la comunità gay resta però sullo sfondo a fare da sparring-partner corale per la corsa all’oscar di McConaughey, che sembra la principale ragion d’essere del film.

farfall

E’ fastidiosa anche l’insopportabile bontà di poliziotti e avvocati che hanno a che fare con Woodroof. Personaggi un po’ fiabeschi e irreali. Non me lo vedo proprio un poliziotto texano nel 1986 trattare un malato terminale di aids con tanta amicizia.

Il colpo di scena mozzafiato non manca: un personaggio come Ron Woodroof in biblioteca! Scena sorprendente, rivelazione sconvolgente: anche i cowboy texani omofobi leggono, almeno quando si trovano sull’orlo della fossa.

legge

Questo film sarà ricoperto di premi,  perchè realizzato con furbizia attenta a non calcare la mano sul pietismo, ruffiano il tanto che basta ad entusiasmare gli americani e la loro visione della vita, fondato com’è sull’inattaccabile concetto che il dolore ti rende migliore, ti apre gli occhi e ti fa aggrappare alla vita con le unghie.

teneri

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