God Save the Net


Disconnect

Henry Alex Rubin

2013.

Può capitare, in questo inizio di 2014 sì cinematograficamente fecondo, di beccare la classica sòla, il paradigma del film inutile, vergognoso coacervo di pessima recitazione, sceneggiatura rozza, regia subscolastica.

Può capitare, e puntualmente mi è capitato. Me ne rallegro invero, in quanto:

1)      incredibile a dirsi, non è un film italiano;

2)      incredibile a dirsi, è l’ennesimo film sugli oscuri pericoli della Rete, che:

3)      ovviamente, ha trovato distribuzione in Italia.

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Non intendo fare del luogocomunismo sull’Internet, è d’uopo la semplice evidenza che io esista grazie al web, che voi discepoli mi seguiate grazie al web, che infinite visioni siano possibili grazie al web. E ciò vale per l’esistenza digitale di ognuno di voi, quindi tutti in coro diciamo

Hallelujah Grazie Web ! Hallelujah Grazie Web !

tralasciando, per manifesta irrilevanza, considerazioni sull’originale utilizzo militare dell’Internet, o sulla sistematica violazione dei nostri dati sensibili anche i più infinitesimali, perché in fondo ci piace privarci di privacy.

Nonostante le summenzionate ed inconfutabili ovvietà, il mondo reale pullula di minacce e sinistri anatemi sull’uso dell’Internet, che provocherebbe precipuamente disperazione, sfruttamento, emarginazione, ma soprattutto solitudine.

friends

Non ridete, c’è Chi dice che l’uso della Rete provochi solitudine, e questo Chi mica è Paul the Tragedymaker Haggis, insuperato Campione di Noia e Tristezza, ma si chiama Henry Alex Rubin e racconta barzellette, infatti sta sòla sembra davvero una barzelletta, ma di quelle che non fanno ridere, si sa già dall’inizio dove vanno a parare, quindi si perde interesse ben prima dei presunti colpi di scena finali.

Allora facciamo così, siccome la mia stima per voi è assoluta, e ho dedicato tutta la mia vita a stimolare il vostro interesse, siccome non dovete mai, mai, mai perdere interesse, vi racconto direttamente i colpi di scena, uno spoilerone bello e buono, così sto Rubin potrà girare Disconnect 2 la Rinascita sul fatto che in Rete si aggiri un Santo in incognito, me medesimo, che difende gli ignari e creduloni spettatori italiani contro i furti perpetrati da una distribuzione cinematografica perversa.

In fretta, dai:

Partiamo:

1)      Storia 1- diciottenne webprostituto intervistato da giornalista TV Milf. Lei rivela ai Fed la sua identità ed il suo indirizzo, lui scappa assieme al pappone perché ha l’FBI alle calcagna, lei lo insegue e lo trova, lui le chiede di prenderlo a vivere con lei, lei non ci pensa nemmeno, lui se ne va col pappone e continua a guadagnare dindini esibendo le virtù via webcam. Lei resta sola, scopre cha avrebbe dovuto parlargli di più, e fare di più all’ammore.

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2)      Storia 2 – Coppia interracial con figlio deceduto e carta di credito clonata: l’hacker che hanno inseguito per riavere i soldi, beh, non è lui, è uno che gioca in chat con lei a “vince che ha più morti in famiglia”, quindi moglie e marito tornano a casa e scoprono che devono parlarsi di più e fare di più all’ammore.

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3)      Storia 3 – Il bullizzato giacente ed il padre furente: il padre del ragazzo emo-nerd, aspirante suicida in coma, scopre che lo sfigato è stato vittima di uno scherzo diffuso su fb. Tova gli artefici dello scherzo, fa a botte col padre – investigatore telematico – di uno di questi, poi capisce che l’importante è che il figlio si salvi, e che la vendetta non serve a niente, che tutti dobbiamo parlare di più tra noi. E fare di più all’ammore.

bobo

Ok è fatta, ora potete perdere interesse.

Dal prossimo post torniamo a fare sul serio, a parlare di più, e a fare di più all’ammore.

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