The Wolf of Wall Street again.


Parte 2: Fear and Loathing in Wall Street

The Wolf of Wall Street

Martin Scorsese

2013.

Prima la coca, poi i sedativi, poi di nuovo la coca, ancora coca, poi di nuovo sedativi. Bipolarismo, alternanza e dikotomia: non è previsto altro stato psicofisico che non sia ipereccitato o sedato come un cavallo, Leo Di Caprio/Jordan Belfort non potrebbe reggersi in piedi altrimenti, proprio come Homer Simpson alternava eccitanti e calmanti in una puntata memorabile.

Perchè questo è un cartoon drogato. E’ una commedia estrema esilarante, la cui vetta assoluta (legata a doppio filo con il cultissimo di Terry Gilliam) è raggiunta quando gli effetti del Lemmon 714 tardano a farsi sentire, allora Jordan e l’altrettanto suo sciroccato socio ne assumono in quantità industriali, dopodichè

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I corpi e le menti devastati/e, che fanno ridere come succederà per pochissimi altri film nel 2014.  I corpi che scopano sempre ed ovunque, un vortice di sesso sfrenato-drogato nel quale il momento più sereno e romantico è l’orgia gay clandestina messa in piedi (ehm, in ginocchio) dal raffinatissimo maggiordomo di casa Belfort.

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Puro Scorsese, finalmente. Me lo vedo sghignazzare mentre legge l’autobiografia di Belfort, che gli ha messo il pepe al culo e stimolato come si deve, dopo le eleganti e asettiche fabbriche di sbadigli che sono state Shutter Island, The Aviator e ovviamente The Departed, portandolo a riavvicinarsi alle vette di freschezza e sfrontatezza di Goodfellas.

Martin della morale se ne sbatte, non gli è passato neanche per l’anticamera del cervello di realizzare un film che svelasse le losche trame finanziarie degli anni 80 di Wall Street. Viviamo in un sistema talmente ridicolo da essere fondato  sulle (e affondato dalle) imprese di questa banda di freaks ipereccitati?

Sticazzi, dice Martin: lui si limita a  sintetizzare  l’orrore degli anni 80 in un corpo solo: Matthew McConaughey, inguardabile,  repellente, sublime, perfetta incarnazione di un decennio, fratello di Patrick Bateman ma adottato dai fratelli Farrelly invece che da B. E. Ellis.

Leonardo Di Caprio? Immenso, strabordante, contagioso. E pensare che all’inizio del film una sua sculacciata mi era sembrata posticcia, da dilettante, tanto da farmi sospettare che non fosse adatto a recitare questo ruolo. Mi sbagliavo, oh se mi sbagliavo.

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