Roba da Matti


On the job

Erik Matti

2013

Il permesso non poteva durare più di 24 ore, per non rischiare che al cambio di guardia qualche curioso sgamasse tutto. C’erano almeno due livelli di intermediari, i primi passavano foto e informazioni sull’obiettivo ai secondi, i quali avevano il compito di prelevare i sicari, accompagnarli al “lavoro”, pagarli e riaccompagnarli in carcere.

ggiovane

In carcere.

Mica fessi, no? I mandanti erano governanti o aspiranti tali, e pezzi grossi dell’esercito (che volevano diventare governanti). Questi rappresentanti e difensori del popolo filippino dovevano pur sbarazzarsi dei loro avversari politici e degli ostacoli alle loro luminose carriere. Invece di perdere tempo a screditarli con ricatti intricati ed impegnativi, li facevano ammazzare.

Da sicari residenti nelle patrie galere, attraverso una laboriosa ed organizzatissima rete di militari corrotti e guardie carcerarie corrottissime.

cop

Basandosi su questo scandalo esploso realmente qualche anno fa, Erik Matti ha costruito un pregevole thriller “poliziotti vs. sicari” calato al 100% nella realtà Filippina e nelle strade di Manila, ma scritto e girato (anche se Matti dice il contrario non me la da a bere) con l’obiettivo di appassionare le platee di mezzo mondo. Platee di bocca buona, s’intende. Mi gioco un mignolo che entro un paio d’anni a Hollywood sarà girato un remake.

manila

Inizia col botto, aggredendo i nostri occhi con una esecuzione in pieno giorno, nel bel mezzo delle affollatissime e coloratissime strade in festa di Manila. E qualcosa subito mi riporta a The act of killing, opera differente ma con la quale On the job ha delle affinità. Militari e paramilitari, politici e governanti: Indonesia e Filippine sembrano vicine, quanto a oscenità del potere. Mentre Oppenheimer terrorizza i nostri sguardi mostrandoci l’orrore e la demenza del male con metodo rivoluzionario, Matti usa i codici più rassicuranti e semplici del genere: crime, action, noir e melodramma per raccontare e denunciare il male, in una delle infinite versioni che si susseguono, sempre feroci e sempre banali.

c femmn

Una coppia di sicari ed una coppia di poliziotti onesti, i loro cari e il loro lavoro, la speculare necessità di portare lo stipendio a casa. Personaggi vivi e credibili, ognuno dei quattro creato con tratti caratteriali capaci di attirare le simpatie del pubblico, usando anche un pizzico del caro vecchio stratagemma del melodramma.

Inseguimenti, anche nella metro; luci ed ombre da manuale; case ed ospedali ripresi con rispettoso (anche se intrusivo) iperrealismo; mestiere, ritmo e tensione. Con due punti di forza notevolissimi: le scene girate all’interno del carcere, per le quali scomodare il paragone con Scorsese non è azzardato; e la colonna sonora, quasi completamente affidata ad una band locale, le cui sonorità rock-psichedeliche registrate “live” aggiungono un azzecatissimo tocco di exploitation.

medio insanguinato

Filippine, 2013: non c’è solo Brillante Mendoza. On the job è stato ovviamente un grande successo in patria, dopo l’ottima accoglienza a Cannes. Good Job.

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