Una nostra idea di cinema


Vai con lo spot !

Gnash your teeth hard
Let’s go!

Now gnash and gnaw
Let’s fly!

Keep ‘em nice, Ga-Ga-Ga
with Gi-Gi-Gi!

Keep ‘em shiny and clean!

Gnaw with Ga-Ga-Ga!

Tough teeth!

Da Wikipedia: “avant-Pop o avantpop è un movimento artistico statunitense scaturito dal postmodernismo negli anni novanta del XX secolo”. L’avantpop è  si appropria dell’iconografia e dei canoni – latu sensu – pop art: presa la cultura popolare massmediale, ripetitiva dunque, si metabolizza, riassembla e si reinterpreta in chiave assolutamente originale.

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Diciamola meglio: l’avantpop introduce, nella riproducibilità infinita della pop art, il concetto di originalità, proprio del Romanticismo. Nel cinema, l’avantpop fa il lavoro sporco che fa il rap nella musica: re-interpreta re-suscita re-dime generi,  film,  spezzoni, restando strettamente nel territorio filmico quanto ad affabulazione e narrazione. Quentin Tarantino, avantpop.

Questa la codifica, ma l’avantpop è libero, quindi sarebbe anarchico, quindi sarebbe punk, ed ecco che Shion Sono entra in scena. Lui, regista tra i più liberi e oltre gli schemi, disruptive diremmo, demiurgo di Cold Fish, Suicide Club, Guilty of Romance, lui che accusa Takashi Miike di imborghesimento (echeggiando il cinema politico – non libero ? – della nouvelle vague ed i tribunali improvvisati nei cineforum proletari), decide di spaccare l’avantpop, spostandolo in territorio metafilmico.

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Il metafilmico, il cinema che si destruttura e racconta di come si faccia cinema, ha grandissimi ed illustri padri, Truffaut Fellini Godard tra questi, e oggi:

Why don’t you play in Hell ?

Shion Sono

2013.

Per Dikotomiko, il metacinema è cinema reazionario, in quanto costringe a guardare in una determinata direzione, che è dietro (le quinte, la messa in scena, la recitazione, la storia), per cui la visione che ne deriva è eteroindotta e non autoindotta.

Why don’t you play in hell ?

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La forza avantguardista collide contro la forza conservatrice. La miscela, negli intenti di Sono, dovrebbe essere esplosiva, de-flagrando de-molendo de-vitalizzando ogni possibilità di codifica, non più generi, non più canoni. Solo puro, virgineo, edonismo visionario.

A ben guardare, l’empatia non manca, sgorga anzi spontanea per questa gang sgangherata di cineasti dilettanti (the Fuck Bombers), tutti a pregare The Movie God sperando di realizzare un capolavoro.

Anche il romanticismo abbonda, nelle sporche storie d’amore che si intrecciano attorno ad un jingle pubblicitario, mamme sanguinarie, yakuza sognatori, nerd martiri.

Strepitoso è persino lo scontro all’arma bianca tra gli yakuza rivali in favore di cinecamera, dilatato allo spasimo, ben oltre la dismisura dello scontro tra la Sposa ed i Crazy 88, crescente in climax e flashback alternati con puro inarrivabile genio.

Ma.

C’è un ma.

Succede purtroppo che avantpop e metacinema si neutralizzino a vicenda, il risultato è come quei rudimentali ordigni artigianali di cui spesso si leggeva nei giornali, un po’ di polvere da sparo, qualche filo elettrico, comunque non in grado di esplodere.

Troppa freddezza, troppa esasperazione iconoclasta, e allora la visione rimane aliena, non rivela che una percezione differente è possibile.

Jun+Kunimura+Don+t+Play+Hell+Premieres+Venice+

Dikotomiko

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