Sette pezzi facili


Questo è il primo film proveniente dal Paraguay a scorrermi davanti agli occhi, e l’ovvia riflessione “anche il Paraguay sta meglio dell’Italia” non mi provoca la minima amarezza. Ormai è talmente basso i livello cinematografico del nostro Paese, le poche eccezioni sono talmente bistrattate e ghettizzate, che resta solo da aspettare la fine dell’agonia per gioire come pazzi isterici alla definitiva eutanasia del cinema italiano.

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Intanto, invece di restare come avvoltoi a fare ombra al futuro cadavere, voliamo in Sudamerica, curiosi e affamati di cinema come sempre. E dal Sudamerica ripartiamo con gli occhi cerchiati di lacrime, commossi dal capolavoro che è 7 Boxes (titolo originale 7 Cajas, regia di Juan Carlos Maneglia & Tana Schémbori). Un’opera da esportazione negli intenti dichiarati dai registi, una sorta di Manetti Brothers sudamericani: realizzata con un budget ovviamente risicato, attori inevitabilmente approssimativi, con un plot che segue le regole sacrosante del noir-action-crime-social-dark comedy-drama. E nonostante tutto ciò, è un’opera immensa, premiata ai festival di Lima Miami San Sebastian Palm Springs Kawaguchi, candidata fin d’ora ad entrare nella top ten del nostro 2014:

7 Cajas (7 Boxes)

Juan Carlos Maneglia, Tana Schembori

2012

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