Chiedi chi era Mengele


Ho fatto la scuola materna e la scuola elementare dalle suore, non ricordo di quale Ordine, ricordo che l’Istituto si chiamava “Santissimisebastianoedomenica” tuttattaccato, che per me bimbo aveva la valenza fonetica di un supercalifragilistichespiralidoso qualsiasi. Infatti, all’uopo interpellato dal parentame nelle verifiche domenicali del mio Q.I., con innata capacità di sintesi solevo rispondere che frequentavo la scuola vicino alla chiesa di San Giuseppe.

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Tra scuola e chiesa c’era il cinema Esedra, così posso dire che il mio immaginario si andasse formando nell’arco di un isolato: una bella fortuna, con qualche grosso equivoco tipo confessarmi in ginocchio dalla maschera o aspettarmi di vedere Marty McFly sull’altare. Promiscuamente adibito a sala parrocchiale, l’Esedra offriva estemporanee proiezioni mattutine destinate a noi della Santissimietcetc: Champ, Il Piccolo Lord, The Day After, Quell’Ultimo Ponte. Non che ci fosse un nesso tra programmazione didattica e visioni, non ricordo lezioni di Suor Bertilla sui danni del pugilato nelle famiglie proletarie o sulla vita della suburbia londinese. Ricordo invece che la 2° Guerra Mondiale, quella sì che si studiava, ma vedere Quell’Ultimo Ponte mi confuse le idee, pensavo alla storia in bianco-neve e nero-cenere di Anna Frank e mi ritrovavo a guardare sullo schermo dei bei faccioni americani in Technicolor, in mezzo a centinaia di paracadute che piovevano tra le linee nemiche. Meglio sarebbe stato proiettare I Ragazzi Venuti dal Brasile, che usciva in quegli anni, per mostrare la portata universale e infinita dell’orrore, quello che esorbita dagli eserciti e diventa Josef Mengele.

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Josef Mengele, l’Angelo della Morte. Auschwitz. Le teorie eugenetiche . Der Sonnenmensch. ODESSA. Nazisti in Sudamerica. Bariloche. Per brevità e per stima di chi legge, considero scontato che si sappia di cosa sto parlando, altrimento invito ogni ignaro colpevole a rimediare cliccando sugli appositi link.

Wakolda  (El Medico Aleman)

Lucia Puenzo

2013

 
Come I Ragazzi Venuti dal Brasile, Wakolda è il film che avrei dovuto vedere prima di compiere i 10 anni, una finestra sulla vita dei bastardi nazisti scampati a Norimberga, vissuti come orridi spettri e danarosi in Sudamerica – protetti da chi ? -, persi nel delirio del male, tormentati mai abbastanza dal Mossad e da Wiesenthal a caccia di vendetta più che di giustizia, perché vendetta doveva essere.

 
La storia narrata è un episodio quasi realmente avvenuto nel 1960, quando Mengele, di passaggio da Bariloche, fu intercettato da un’eroica agente in incognito, Dora Eldoc, poi scoperta e uccisa con ovvia atrocità, ma riuscì a farla franca, come per i decenni precedenti e per almeno due decenni successivi. Protetto da chi ? Vediamo Mengele ammaliare mellifluamente  una bambina affetta da crescita tardiva per inocularle i suoi preparati, lo vediamo scrupolosamente intento a ridurre di numero – specialità della casa – i due nati da un parto gemellare, e ancora, in quel remoto sito della Patagonia, vediamo una scuola di bimbi ariani German Spoken, e qualche foto in bianco e nero (Costa Gavras docet) della stessa istituzione ai bei tempi del Reich. L’attore che interpreta Mengele, un perfetto mash-up tra Tom Selleck e Anthony Hopkins, con mia grande sorpresa è assolutamente identico all’identikit del 1965 di Mengele, e questo alza il livello documentaristico e didascalico del film, pluripremiato anche al miglior Festival italiano, il Courmayeur Noir in Festival.

Mengele, Identikit. 1965

Mengele, Identikit. 1965

 

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Àlex Brendemühl as Mengele

 

La regista Lucia Puenzo dissotterra con merito certo uno scampolo di storia della più immonda Armata delle Tenebre mai esistita. Amor di verità, tuttavia, ci porta ad affermare che Wakolda non è grande cinema: avrebbe potuto essere buona televisione, ha sceneggiatura ritmi ed interpretazioni che ricordano gli sceneggiati Rai della fine degli anni 70, ma la superficialità ed anche il modo gratuito di saltare alcuni snodi fondamentali danneggiano la visione, tanto che la forma dell’opera soccombe rovinosamente sotto il peso del suo ingombrante contenuto, nemmeno salvata dalla presenza di bambole meccaniche che strizzano occhi e cuori meccanici a Fritz Lang.

 
Wakolda racconta senza troppo inquietare e senza troppo disturbare, restando opera necessaria, da divulgare nelle scuole elementari e medie del nostro Paese, chè l’ignoranza è tantissima e le Giornate della memoria non bastano mai.

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