I suoi genitori lo volevano violinista, e lui fece il possibile per accontentarli, almeno in parte: è infatti in una custodia di violino che Luciano Lutring nascondeva il fucile mitragliatore. Ladro gentiluomo, abbastanza popstar, amante della bella vita e delle belle donne, figura carismatica come quelle di Cavallero e Vallanzasca: soggetto ideale a cui ispirarsi per un instant-movie, ed è quello che realizza Carlo Lizzani, mentre le indagini sono ancora in corso.
Nella pellicola Lizzani inocula l’embrione del poliziottesco, (che svilupperà trionfalmente due anni dopo con Banditi a Milano) servendosi di Robert Hoffmann nel ruolo del solista del mitra, di sua maesta Gian Maria Volontè in quello dell’ambiguo ispettore Moroni, e regalandoci una Lisa Gastoni (Yvonne) protagonista di una scena indimenticabile ad inizio film, nella quale canta in un night con il suo fascino che stordisce e conquista Lutring e tutti noi.
Anni 60, boom economico: è l’aspetto sociologico che Lizzani vuole mettere in primo piano, accendendo i riflettori sulla febbre che prende i giovani sfaccendati, pronti a tutto per arraffare soldi e gioielli necessari a godersi la dolce vita. Teorie semplici e tagliate con l’accetta, innestate su un tappeto action dal ritmo serrato, con inseguimenti tra Alfa Romeo da bava alla bocca, e la psicotica discesa agli inferi di Lutring. Pur non essendo all’altezza dei migliori lavori di uno dei nostri gloriosi artigiani del genere, Svegliati e Uccidi è degno di assoluto rispetto, capace di appassionare anche nel 2014.
Rimettetevi a studiare, branco di dilettanti.
Svegliati e uccidi
Carlo Lizzani
1966.