Bif&st 2014. Trionferanno i mandarini pacifisti?


 

(D)io Dikotomiko ho visto per voi i dieci film in gara nella sezione Panorama Internazionale. Come sanno tutti, sono una entità ultraterrena dotata di poteri magici che vanno ben oltre la divinazione, e senza il minimo sforzo posso annunciarvi in anteprima quale sarà la pellicola premiata.

Chiudo gli occhi, rivolgo i palmi delle mie quattro mani verso il cielo, e vi parlo di quello che è (anche) il mio film preferito tra i dieci. Otelma è con me.

Primi anni novanta, l’Unione Sovietica non esiste più, il territorio pullula di spinte autonomiste separatiste ed indipendentiste, che spesso si trasformano in guerre. Sangue versato a fiumi, pulizia etnica, massacri, violenze indicibili e violazioni sistematiche e a raffica dei diritti umani. La guerra, insomma. Quella cosa lì.

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La guerra tra Georgiani e Abcasi (sarà correttto il termine Abcasi? Trattasi comunque degli abitanti dell’Abcasia) diventò un ottimo segmento di mercato per la vendita di armi, ovviamente esclusiva russa ad entrambe le fazioni, perchè la Russia era neutrale. Neutrale solo quando si trattava di staccare scontrini, successivamente appoggiò senza nascondersi troppo i paramilitari Abcasi. E non si oppose minimamente all’arrivo massiccio dei miliziani ceceni, mercenari al soldo degli Abcasi.

Ai russi i Georgiani stanno antipatici.

Ci andarono di mezzo anche altre minoranze, come quella degli Estoni. In molti scapparono in Estonia quando il conflitto entrò nel vivo, ma nonno Ivo invece restò a casa sua. Ed e proprio la casa di nonno Ivo il teatro principale di questa storia.

Tangerines

Zaza Urushadze

2013

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La guerra prova ad entrare nella casa di Ivo, ma non ha fatto i conti con la sua testa dura. Un Ceceno ed un Georgiano, si ritrovano feriti e convalescenti sotto lo stesso tetto, con una gran voglia di uccidersi a vicenda, ma il rispetto e la riconoscenza verso nonno Ivo, che ha salvato loro la vita e li tratta come fossero due nipotini indisciplinati, tiene a freno i loro istinti sanguinari.

I mandarini del titolo sono quelli del vicino di Ivo, penzolano in grandissima quantità dai rami e ci vorrebbe un piccolo esercito che li aiuti nel raccolto, per evitare che un’annata così fruttuosa finisca sprecata. Ma c’è la guerra ed è difficile trovare braccia disponibili.

L’evoluzione della storia è prevedibile ma non per questo meno efficace. La condanna della guerra e della sua idiozia passa per il progressivo avvicinamento, la progressiva umanizzazione delle due belve sanguinarie: processo scandito da una “guerra” verbale spassosissima che crea una tensione costante.

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Nonno Ivo è una figura carismatica, il vecchio saggio dall’aspetto burbero e dagli occhi messianici, con un’arma vincente inaspettata: l’ironia.

Sceneggiatura elementare e forte, location suggestiva, regia solida.  Tangerines merita visione e rispetto. Si tratta del film più importante tra quelli realizzati in Georgia negli ultimi vent’anni, primato raggiunto da un’opera pacifista ed emozionante.

A me i Georgiani stanno simpatici.

E se a qualche amico settantenne appassionato di calcio  il cognome del regista suona vagamente familiare, il motivo è presto detto: il 13 ottobre del 1963, in occasione dell’incontro URSS – Italia agli europei, faceva il suo debutto in porta nella nazionale sovietica Ramaz Urushadze, il papà di Zaza.

 

 

 

 

 

 

 

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