Dikotomiko è in Nocturno


Durante il viaggio, illuminati dalla nera luce della gloria, abbiamo posto le nostre sudicie menti al servizio di Nocturno, che è Verbo, Principio e Fine sul cinema In Italia. Un nostro pregiatissimo scritto è scaturito, indotto dalle maliarde di Rob Zombie e dalle fattucchiere di Alex De La Iglesia, contenuto nella mirabile raccolta Il Sesso della Strega e dato alle vendite nel Marzo di codesto anno.

dossier

A voi, che proditoriamente avete eluso il necessario acquisto, va tutta la nostra esecrazione. Nondimeno, per immane magnanimità, provvediamo a riprodurvelo qui di seguito, all’apice del nostro narcisismo:

 

Attraversiamo ere di fantasmi, …

…di licantropi, di vampiri, camminiamo con i non morti in terre incognite, giammai viviamo la stagione della strega. E sì che la strega è l’archetipo a più alto potenziale, coacervo di etnografia, storia e credenze. Esistono invero casi isolati di celebrazione delle fattucchiere, anche di grande successo e chiara fama, manca tuttavia la fertile inseminazione dell’immaginario filmico delle masse. Perché la strega è Maligno, Artiglio, Vagina. Sacralità, Violenza, Erotismo: empia Trinità che sovverte e respinge.

artiglio

L’adorazione di Rob Zombie per le streghe parte dalle corde e arriva agli occhi: La Sexorcisto – Devil Music vol. 1, il suo zenit musicale, patchwork di fumetti, science fiction, rock’n’roll e metal, è musica del diavolo. Ma la musica del diavolo deve sedurre, quindi è intrisa di groove e bagnata da schizzi di lussuria, sia a livello iconografico che con gemiti lussuriosi di femmine tra una traccia e l’altra. Esattamente 20 anni dopo arriva il Devil Movie, the Lords of Salem, il cui titolo italiano, le Streghe di Salem, carica l’elemento femminile ma cancella di fatto il preponderante elemento sociale e satanico. Le tre streghe – trinità loro medesime -, che offrono la predestinata alla copula con il capro mutante, sono infatti veicolo per il fine ultimo: l’avvento del Nuovo Ordine dell’Immondo Vermaccio. Sono sorelle, non consanguinee ma per iniziazione, Rob stesso ci parla di una Mansonesque sorority, quindi il suo riferimento è la Family più maledetta della storia occidentale, ancora gravida di sangue, delirio e rivoluzione come agli inizi. Le streghe di Rob non fluttuano, sono vecchie signore ben vestite e ancorate alla terra. Possiedono il dono della divinazione e lo usano per marchiare grotteschi rituali wasp pomeridiani, thè e biscottini come Sangue e Corpo di Satana. Le loro antenate esibiscono nudità oscene in flashback lisergico, leccano sangue e amnio, sputano in faccia ai neonati innocenti. Rovesciano la croce giù nella terra, fecondata dal sangue del mestruo e del parto, dal fuoco purificata. Rovesciano la croce per rovesciare lo Stato, il moderno stato nazione dei Puritani con la chiesa al centro del villaggio, che coarta e coercizza l’individuo. L’attacco al potere costituito è radicale e visionariamente iconoclasta: tutto nel film ha valore simbolico e antisacrale, il Maligno stesso trasmuta da capro a uomo bestia a obeso nano deforme. Persino Sheri Moon Zombie, che è corpo e sesso, viene violata in quanto raffigurazione di una cultura hipster infeconda e autodistruttiva.

sheri

Nello stesso tempo, altrove, Alex de la Iglesia porta alla luce una genia di streghe differenti, anche qui con denominazione geografica controllata: sì, perché le streghe appartengono fisicamente ad un luogo e lo connotano, non è data strega senza il suo antro, e se a Salem l’antro rivive in un condominio tardo vittoriano, a Zugarramurdi l’antro è una cueva reale, che visse e rivisse l’orrore dei roghi della Santa Inquisizione, ma prima ancora le cerimonie sacre di una società ancestrale. Le streghe, Las Brujas, sono tre e sempre tre, ma questa volta è un nucleo di discendenza famigliare, nonna e madre (abiti witch old fashioned per loro) e nipote (abito punk sexy biker per lei). Potere matriarcale riconosciuto in quella società basca, ci dice il regista, sopravvissuto all’oppressione del fallocentrismo monoteista e riesploso oggi in conflitto di sessi. Anche le streghe basche divinano: raccolte intorno ad un sozzo paiolo, preveggono il trionfo della Grande Madre Mitra attraverso il sacrificio del piccolo Eletto (figlio del Cristo argentato rapinatore). Satana, quale maschio, è mero tramite da sor-montare, da ingravidare per il ritorno all’Ordine. Androfaghe impenitenti – gestiscono in incognito un’osteria dove si cucina carne umana –, sono come api regine che mangiano fuchi, questa è la loro natura e lo sarà per sempre, amen. Le streghe di Zugarramurdi volano senza scopa, usando questa per cospargersi di unguenti allucinogeni nell’anguinaia e sotto le ditella, e spiegandoci che tale funzione d’uso, vera e documentata, è all’origine dell’icona della strega volante sulla ramazza. Non dimenticheremo facilmente Carolina Bang, la strega nipote, già vista e adorata in Balada Triste de Trompeta, che si offre ai nostri occhi vogliosi mentre si strofina, avida e maliziosa, sul nodoso bastone.

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La violenza, che per Zombie è sottotraccia, qui esorbita con il consueto marchio di fabbrica De La Iglesia, un grand guignol di dita amputate e offerte come appetizers, orecchie mozzate, pelle consumata dal fuoco o imputridita dall’umido, bambini sezionati o infornati. Gore sì, ma parossistico e comico assai, che a vedere questo film si è tutti muertos de risa. Citare Tarantino, Rodriguez e Del Toro come influenze dirette per il suo cinema eccessivo è superficiale, sono nomi che peraltro hanno certamente in comune con il folle Alex l’attitudine iconoclasta/entusiasta. La realtà è che la principale influenza di De La Iglesia è De La Iglesia.

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Rob Zombie invece inietta citazioni nella spina dorsale del suo film: ha fagocitato il cinema visionario terrorifico di Lucio Fulci, nonché La Maschera Del Demonio di Mario Bava; esibisce Kubrick, Lynch e Ken Russell; permea tutto The Lords of Salem di umori polanskiani, vola a George Méliès piazzando nella camera di Heidi un poster de Le Voyage Dans La Lune, rispettoso omaggio al primo cineasta che mostrò le streghe sullo schermo (Le Sorcier). Il metallaro Zombie è in definitiva una persona seria, mentre i maglioni girocollo e gli occhiali da intellettuale di De La Iglesia celano in realtà un punk casinista e politically uncorrect.

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Diversissime tra loro, pur se comunemente sovversive, le streghe di Rob e di Alex trionfano nella celebrazione del sabba. Il sabba di Salem è opera teatrale, lirica e sinfonica, rappresentata su di un palcoscenico su cui streghe e laiche abitanti di Salem (the whores of Salem) convengono e celebrano al suono di un liuto rudimentale. Al di qua della quarta parete resta Heidi – Sheri Moon, pronta al parto nefando per ascendere, strega tra le streghe e sulle streghe, a Non Immacolata Concezione. Il sabba di Zugarramurdi inizia come un rave, un’adunata oceanica di streghe nella cueva quante nemmeno ai raduni con Giovanni Paolo II. Arrivano da tutte le parti, dalle città e dalle campagne, da Ponente e da Levante, un Quarto Stato al femminile che vuole assistere all’Epifania del Maligno. Scordatevi però il caprone caracollante di El Dìa de La Bestia, qui c’è un diavolone gigantesco, trans gender perfino, tette e pisello enormi, che procrea per ingestione ed evacuazione. Anche a Zugarramurdi l’epilogo è però in un teatro, dove le streghe desublimate ed i maschietti devirilizzati assisteranno al solito vecchio numero di illusionismo da avanspettacolo: una bimba viene fatta a pezzi nella scatola e poi ricomposta dall’Eletto, perché la magia è “…quoddam ubique, quoddam semper, quoddam ab omnibus creditum est.”

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