Gomorra, la Serie. Premiere Dikotomiko


30 settimane di riprese. 156 location d’interni. 225 attori. Centinaia di comparse. 2300 tra collaboratori e fornitori. Location a Napoli, Milano, Barcellona, Roma, Ferrara e Ventimiglia.

La serie evento del 2014 è finalmente cominciata. Stiamo ovviamente parlando di Gomorra, 12 puntate prodotte da Cattleya e Fandango per Sky e La7 e dirette da Sergio Sollima (8 puntate), Claudio Cupellini e Francesca Comencini.

Abbiamo visto la prima puntata e possiamo già dirlo con certezza: Gomorra è finalmente un prodotto  italiano da esportazione, assimila la lezione del grande cinema di genere degli anni 70 rielaborandola alla grande per il target 2.0 dal palato finissimo, cresciuto a pane e Sopranos e titillato da infinite eccelse serie TV americane ed anche britanniche.

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La vocazione internazionale è confermata da un budget di produzione inusuale per le produzioni nostrane e dagli altissimi standard qualitativi raggiunti in fase di realizzazione, che andiamo a vedere nel dettaglio:

– Ambientazione: Scampia come categoria dello spirito ma anche come scenario steampunk distopico. La macchina da presa segue i protagonisti in moto verticale, ascensionale o discensionale, rivelando incredibili geometrie urbane, è edilizia poplare ma sembra pensata da Ballard per la Mostra delle Atrocità. Prevalgono gli esterni, diurni o notturni, al pari delle riprese in movimento in auto o moto (ovviamente il casco resta realisticamente un optional).

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– Musiche: dalle prime inquadrature, subito grande rilievo  per i Mokadelic , già sentiti in ACAB e Marpiccolo, che realizzano una soundtrack esclusiva e non derivativa, rap vernacolare molto a la page e basso+chitarra  cupissimi. Noi avremmo preferito Almamegretta, 24 Grana e 99 Posse, ma anche così va benissimo.

– Cast: attori indigeni, napoletani di provenienza prevalentemente  teatrale, tutti perfettamente e naturalmente in parte. Spicca ovviamente il carismatico protagonista, Marco D’Amore alias Ciro o’Immortale (già visto in Una Vita Tranquilla di Cuppellini, sangue di Tony Montana e di Vinz jind’e’vvene, che sa parlare con il corpo e con gli occhi come i grandi delle gangster story asiatiche.

– Contenuti: cibo, santi, famiglia, droga, sangue. Questi gli elementi chiave su cui va definendosi il plot, questo il dna della onorata società che viene raccontata,  Scampia come Ciudad Juarez, Manila, Hong Kong, Parigi, Boston.

– La serie vs. il film: Garrone descriveva cercando di essere amorale e impersonale, celando il suo occhio in inquadrature e angoli tra lo scientifico ed il documentaristico, Sollima racconta un romanzo criminale , svluppando una visione tragicamente empatica che non mancherà di inimicargli i perbenisti e i radical chic di casa nostra. Futtitavinne.

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4 pensieri su “Gomorra, la Serie. Premiere Dikotomiko

  1. Ammetto di aver visto solo la prima puntata… e quindi il mio è un giudizio parzialissimo. Sollima si conferma autore da tener d’occhio, ma questa volta la fotografia cupa, sgranata, pauperista, con dominanti blu e gialle notturne, che cita ovviamente quella del grande Marco Onorato, mi è sembrata una scelta un po’ facile. Quei quartieri, quelle “vele” sono già decadenti, putride, insidiose e infernali, naturalmente. Ci voleva forse uno scatto d’immaginazione in più. Quando poi Grasso scrive sul Corriere che la serie è meglio del film, mi sembra rivendicare una supremazia che, nonostante l’ottimo lavoro dei registi e del team di scrittura, non ha proprio ragion d’essere. Gomorra il film sceglieva sei storie del libro per raccontare la complessità e le radici del fenomeno camorristico, le sue implicazioni e ramificazioni, con uno stile glaciale, controllatissimo, da grande cinema d’autore europeo. E con alcune immagini di potenza visiva devastante (i ragazzini con i mitra che giocano a fare Scarface, l’iniziazione col giubbotto antiproiettile, il plongè dopo la strage in casa, l’inizio nel tanning center, l’assalto alla macchina dei cinesi che trasportano il sarto, solo per dirne alcune…). La serie mi sembra ridurre quella complessità ad una sola prospettiva e ad un solo vero protagonista. E’ un’altra storia, giustamente. Ma il confronto non regge, almeno sinora. Il paragone vero però Gomorra la serie lo deve fare con i Fargo, i True Detective, i Breaking Bad, o anche solo con i Black Mirror inglesi… con il meglio cioè della serialità europea ed americana. Quello con la fiction italica, è francamente stravinto dopo 5 minuti…

    • Caro Marco, non temere, la seconda puntata dissipa ogni ragionaveole dubbio.Sollima picchia duro, la sua regia regala visioni esaltanti e devastanti. E’ un prodotto internazionale solo incidentalmente televisivo, con buona pace di Grasso. La cura dei dettagli è maniacale,la serialità determina lo sviluppo di storia e personaggi, la fotografia diventa via via più refniana.
      Evviva o’Immortale !

  2. Certo che Sollima non ne sbaglia una. Ce ne fossero di più di registi come lui in Italia… E se i produttori avessero un pò più di palle di prodotti del genere ne vedremmo di più, siamo un paese che di storie da raccontare ne ha.
    Questa serie promette benissimo.

    • Sollima promette bene ed ha avuto un grande budget a disposizione. Quanto alle prospettive delle serie made in Italy per il futuro, beh, Romanzo Criminale e Gomorra nascono sulla propulsione di film di successo, temo che una criticità potrebbe essere la fase di scrittura di un prodotto che nasca come originale per la TV. Vedremo.

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