Dikotomiko è in Nocturno – Vol III Cap I


Come venefiche spore di inverecondi baccelli sulla terra piovuti da mondi lontanissimi, le nostre cellule verbali attecchiscono, si moltiplicano e si fanno colonia nel fertile ecosistema che è Nocturno chè è sola assoluta rivista di cinema in Italia, anche in questo Maggio 2014.

maggio 2014

Per voi ignari, che continuate a desistere dall’obbligatorio acquisto, a seguire riproduciamo il primo atto della nostra conquista:

It’s Alive (la Trilogia)

Larry Cohen

1974, 1978, 1987

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Something’s wrong. Ci deve essere qualcosa di dannatamente sbagliato in Larry Cohen, regista ideatore della trilogia It’s Alive (It’s Alive, 1974; It Lives Again,1978; Island of the Alive, 1987), poi sceneggiatore pentito dell’infausto remake del 2008. Non si spiega altrimenti come abbia fatto un comune mestierante a creare, meglio, a partorire un evil child tra i più indimenticabili della storia del cinema. Cranio bislungo, zampe di struzzo come manine, sesso incerto. Un buffo esserino, sghembo prototipo di Gollum, innominato e privo sin dal titolo di connotazione umana. It invece che he o she, Baby Killer nella versione italiana. Abominio non imputabile a Satana, mero scherzo della natura (spesso chiamato animal, mai beast) di ignota origine ma terrena, mutazione epidemica che ubica il paziente zero a Los Angeles e di lì migra a Seattle, Tucson, Cape Vale.

Something’s wrong, cantilenano le presaghe madri all’acme del travaglio. What’s wrong? L’assenza di un filo teleologico distingue It’s alive dai monster movie coevi e precedenti. Radiazioni, tabacco, pillole anti/pro concezionali? Non è dato sapere cosa de-generi la cosa, ricorre solo un blando riferimento all’inquinamento. Fetus e pollution forse, o forse no.

trilogy

Dirty Larry si diverte a nascondere lo Scrondo, infrattato come un viet-cong nei cespugli mentre cerca la via di casa, e per il più tempo mostra il mondo intorno: genitori e fratellini normali, polizia, medici. Per limiti di budget certo, ma anche perché, come George A. Romero, istintivamente attento alle dinamiche sociali di azione e reazione alla diversità. Il primo It nasce in una famiglia della middle class colpita dalla crisi del 1973, lei casalinga, lui impiegato nelle pubbliche relazioni, il secondo è figlio di due ex hippies, il terzo origina da un attore fallito e una cameriera precaria. Ogni scarafone è bello a mamma sua, quindi la madre sarebbe il naturale baluardo del pargolo, cannibale se affamato e assassino solo se spaventato (molto spesso cioè), invece Cohen devia e disegna il suo strampalato law-not-abiding citizen, Frank Davis, il padre nel primo film, che cerca di ammazzare prima e di proteggere poi l’immonda progenie dalla caccia brutale dello Stato giustiziere.

its alive

Nel secondo film Davis è a capo di una ONG pirata che nasconde i neonati cuccioli di mostro – per alcuni scienziati sarebbero i pionieri di una razza più evoluta, ma grugniscono anziché parlare e palesano evidenti problemi di deambulazione -, perendo per unghia di uno di questi. Tra lampi di visioni stracult – auto della polizia all’inseguimento nelle fogne di Los Angeles, impronte perissodattili su torte di compleanno, emersioni simil Mostro della Laguna Nera – i piccoli nascono, evolvono, si riproducono su un’isola che sembra uscita dalla penna di H.G. Wells, e alla fine cadono immancabilmente sotto piogge di proiettili. Una trilogia spassosissima, solo parzialmente intaccata dal remake del 2008 diretto da Josef Rusnak, in cui il mostricciatolo dentato è frutto dichiarato della colpa: un maldestro tentativo di aborto della solita collegiale, nubile e incosciente. Unico lampo, l’ostensione di un florido seno materno con capezzoli mordicchiati a dovere.

tit

 

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