Soldi, mani protese sguardi ingordi


 

Da parecchi anni, con un mio amico, giochiamo ad ipotizzare una sua grossa vincita che lo renda ricchissimo. Talmente ricco da poter mantenere anche me. Capita, per dire, di cazzeggiare sul lungomare in una serata fredda e con il mare agitato: “ti do mille euro se ti butti in acqua vestito e ci resti trenta secondi”. Ecco, accettare queste sfide, ridicolizzarmi nelle maniere più idiote ed improvvisate possibili, diventerebbe la mia occupazione. Denudarmi e cantare a squarciagola nei pressi di un semaforo, mangiare qualcosa di vomitevole, cose così.

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Ogni volta che parliamo di questo futuro ipotetico, la mia immaginazione si focalizza sugli sforzi necessari a soddisfare il mio “padrone” e mai, dico mai, sull’umiliazione e sull’innegabile attentato alla dignità che ne conseguirebbe. I soldi vengono prima di tutto. “Chi se ne frega dell’umiliazione, se poi ho in tasca un bel rotolo di banconote?”.

Occupazione, soldi, padrone, umiliazione. Vi viene in mente la parola “capitalismo”? Bravi.

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Cheap Thrills non è una compilation di Frank Zappa.

Cheap Thrills non è nemmeno il disco di Big Brother And The Holding Company con Janis Joplin alla voce, la cui copertina fu disegnata da Robert Crumb.

Cheap Thrills è una commedia nerissima, che riesce ad essere divertente (divertente per chi come noi si sganascia dalle risate con cosette come Sightseers) spiazzante, raggelante, appassionante e repellente, e per larghi tratti del film è tutto questo contemporaneamente. Come se non bastasse, dietro lo schermo si nasconde, ma la sua presenza è percepibile, una feroce, rivelatrice ed efficacissima metafora del capitalismo.

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Distribuito dalla Drafthouse, proprio come The Act Of Killing, Pietà e la re-release di Wake In Fright. We love Drafthouse.

Una coppia ricchissima, lei giovane strafiga e lui nababbo scialacquatore, abborda due sfigati in un bar coinvolgendoli in un gioco al massacro che è un po’ la versione 2.0 di quel che forse un giorno metteremo in pratica io ed il mio amico.

Lo sfigato numero uno è Pat Healy, (extra)ordinary man per eccellenza visto di recente in Innkeepers con Sara Paxton, che qui è la strafiga.

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Il personaggio più inquietante è il nababbo scialacquatore, David Koechner, perfetta e luciferina (ma anche demente, va da sé) incarnazione  del capitale.

Questo horror, che non è un horror ma è un horror, l’ha scritto e diretto E. L. Katz (smettetela di aspettarvi battute sulla pronuncia del suo nome e cognome); è il suo primo film; a fine anno sarà quasi certamente nella nostra top ten; E. L. era praticamente uno di noi.

Mr. Katz scriveva di film di genere, le sue giornate ideali le passava chiuso in casa a vedere decine di film da recensire. Poi ne dirige uno e gli vien fuori una cosa epocale. In meno di due settimane di riprese.

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Noi siamo anime pie e non conosciamo il significato della parola invidia, l’ammirazione per E. L. è genuina e sconfinata. Ora però devo salutarvi, ho promesso a me stesso di fargli una telefonata anonima (infarcita di minacce e bestemmie) ogni mezz’ora, e sono passati ventotto minuti dall’ultima.

Cheap Thrills

E. L. Katz

2013

 

 

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