The big man from Japan – speciale Hitoshi Matsumoto


 

“Il mio obiettivo è quello di mettere in crisi e far collassare la definizione stessa di cosa sia il cinema, e cosa dovrebbe essere.”

(Hitoshi Matsumoto)

 

Perfetto sconosciuto quaggiù, il cinquantenne Hitoshi è un famosissimo comico televisivo, metà di una coppia che dopo qualche anno di dura gavetta raggiunge il successo alla fine degli anni 80. Sarcasmo, una predilezione per l’assurdo e sopratutto la capacità di dire e fare le cose più incredibili senza mutare l’espressione del volto, sono le sue armi più efficaci. Quelle che lo hanno reso una star. Le stesse che ha utilizzato nel cinema a partire dal 2007, scrivendo, dirigendo e interpretando Big Man Japan, senza aver studiato e senza, o almeno così dice, aver guardato molti film.

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Mockumentary sulla vita di Dai Sato, con una troupe televisiva che lo segue nella sua grigia quotidianità, fatto di interviste volutamente noiose nelle quali Sato si lamenta delle difficoltà economiche, e di come i mostri che periodicamente attaccano le metropoli giapponesi non siano più quelli di una volta.

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E si. Perchè Dai Sato, in caso di necessità, si trasforma in un gigante buono e corre a difendere il suo paese, prendendo a bastonate il mostro di turno. Lo fa perchè è il suo lavoro, quasi sbadigliando, senza nessuna eccitazione. Un supereroe annoiato e quasi depresso.

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La rivoluzione nel genere è compiuta attraverso un realismo esasperato che rende il gigante un lavoratore precario e disilluso, costretto tra l’altro a preoccuparsi, durante i combattimenti sciatti e assurdi, di non coprire con il suo corpo gli sponsor pubblicitari. Opera prima straniante e totalmente fuori di testa, disseminata di battaglie contro mostri col riporto, mostri che usano peti come armi, fino all’intervento di una banda di supereroi americani conciati quasi come Me-Me-Ga-Ga-Lo-Lo-Man.

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“Tutti sanno che sono un comico, pertanto durante la realizzazione di un film mi sento un tantino handicappato, perchè da me si aspettano un film che faccia ridere. Ogni volta che ne esce uno, tutti entrano nel cinema dando per scontato che sia un comico! Mentre scrivo cerco di inserire momenti esilaranti, ma sul set cerco di essere più serio e diretto che posso. Non mi sforzo di far ridere con i miei film, anche perchè cercando di prendermi sul serio l’elemento comico inevitabilmente emerge. Mi piace lavorare così.”

Due anni dopo il genio realizza il suo secondo film, opera immensa oltre ogni dire, che si chiama Symbol. La nostra recensione qui.

Del 2011 è invece Scabbard Samurai: con questo film Matsumoto si fa prendere un po’ la mano, ma solo un po’. Pericolosamente vicino ad un cinema “normale” assimilabile, per certi versi, al lavoro di Takeshi Kitano.

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Il samurai protagonista della vicenda è codardo, ha gettato via la spada (della quale porta alla cintola la custodia vuota -scabbard), ed è in fuga da anni dal suo padrone, in compagnia della sua piccola figlia. Arrestato e condannato a commettere Seppuku, ha trenta giorni di tempo per far ridere il figlioletto depresso del signorotto locale. Assistiamo alla rappresentazione rituale di tutti e trenta (!) i tentativi, mentre il rapporto padre-figlia si evolve, fino ad un finale tenero, inaspettato, e (quasi) classico.

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Regia sopraffina, montaggio perfetto, una piacevole ombra di melodramma “contaminano” il terzo film del demiurgo folle, che è comunque colmo di surrealismo e trovate ipercomiche.

Evidentemente preoccupato di non essere stato abbastanza iconoclasta folle distruttivo e selvaggio, Hitoshi preme sull’acceleratore e nel 2013 partorisce R100, oltre il quale ci può essere solo il deragliamento totale.

“Il protagonista di R100 è un codardo. Quello che volevo mettere sotto i riflettori è proprio la codardia degli uomini.”

R100: ovvero “vietato ai minori di 100 anni”.  Il signor Takafumi Katayama è un uomo solo, con una vita insulsa e nessuna gioia. Cerca compagnia, emozioni, sensazioni forti che lo aiutino a sentirsi vivo. Si iscrive per questo ad un club sadomaso esclusivo. Ma il contratto prevede una clausola molto particolare: le ragazze possono “aggredirlo” per procurargli piacere in qualsiasi momento della giornata, e senza nessun preavviso.

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Inoltre, il contratto non può essere annullato…


Cinico, esilarante, scritto e diretto in maniera ineccepibile: R100 è un capolavoro.

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Uno dei tanti bersagli del regista, com’è intuibile dal titolo del film, è la censura giapponese: ogni tanto la pellicola si interrompe, e vediamo uscire dalla saletta (dove stanno guardando R100 con il regista centenario che se la ride di brutto) i censori, sconvolti contrariati ed arrabbiati. Grazie a questo stratagemma, Matsumoto crea un rapporto con lo spettatore molto diretto, vi sentirete presi a schiaffi in prima persona. Ma riderete talmente tanto da non sentire dolore.

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La ferocia anarchica del regista si fa beffe anche del terrore del popolo giapponese per i terremoti, oltre che del problematico rapporto con le proprie pulsioni erotiche, e del contrasto stridente e continuo tra eros scatenato e famiglia tradizionale.


Folle, perverso, comico Matsumoto. Ovviamente inedito in Italia.

 

 

 

 

 

 

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