Maleficent. Cambiarne una per educarne cento.


Maleficent allora. La bella addormentata nel bosco come apologo femminista. La strega cattiva che era una fata femmina buona, tradita e abusata dai maschi umani. Il principe azzurro che non seduce e non ridona vita. Il matriarcato bucolico e panteistico contrapposto al patriarcato del ferro e della prevaricazione. Il vero amore, che non esiste. Tanti messaggi troppi forse, che sovvertono la fiaba oltre la semplice manipolazione, e se la fiaba sottende un messaggio sovversivo, sovversivo diventa chi di quel messaggio è latore al popolo. L’eroe. Malefica.

maleficent

E’ Angelina Jolie, protagonista e produttore esecutivo, soggetto oggetto di diatribe millenarie relative a bellezza, bravura, esistenza, quasi che la sua propria dività fosse manipolabile e captabile. Non lo è.

Abbigliata come la più dark delle icone pop, munita di corna luciferine. Ali anche, nude e magnifiche, brutalmente e proditoriamente recise come i veri suoi seni mutilati in difesa dal male che striscia e distrugge.

Coninua a leggere il post sul nuovo cineclandestino.it , che in questi giorni sta ultimando il restyling.

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