Dikotomiko è in Nocturno – vol III cap II


Continuiamo a trascrivere, mossi da insopportabile megalomania e spocchiosissimo autocompiacimento (mascherati da generosità e desiderio di divulgazione del verbo nocturniano) i nostri splendidi articoli pubblicati sulle pagine del nostro mensile preferito.

noct

Costretti con la forza a vedere e rivedere l’interminabile  saga del Grano Rosso Sangue, abbiamo partorito l’evil child, abbandonato per sempre tra le pagine del dossier dedicato ai Bambini Cattivi (maggio 2014).

locandina

Popcorn al sangue

La lunga saga dei figli del grano, matti come cavalli e asserviti ai voleri di una misteriosa entità che si definisce “Colui che cammina tra i filari”

Vestono amish, hanno nomi ebraici da antico Testamento. Guidati da un baby-predicatore, ammazzano tutti gli adulti iniziando dai propri genitori. Vanno incontro al sacrificio il giorno del compimento della maggiore età, quasi come in Logan’s Run. Sono i membri di una setta pagana devota a He Who Walks Behind the Rows, entità maligna assetata di sangue che vive nei campi di granturco. Concepiti nel romanzo Harvest Home di Thomas Tryon, partoriti dalla penna di Stephen King in un racconto breve e protagonisti di un’estenuante saga tra cinema e home video: 8 lungometraggi e un film per la tv. Disciples of the Crow (J. Woodward, 1983) è il numero zero. Corto, a basso budget, evita sottotrame e sfoggia una efficace e tenebrosa iconografia, a cominciare dai pugnali con manici-spiga che terminano in teste di corvo.

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Children of the Corn (Fritz Kiersch, 1984), l’originale, il primo della lunga serie, è ancora oggi considerato di culto. Il merito è tutto di King, maestro nell’infondere terrore dentro gli archetipi più sedimentati nell’immaginario americano, come il campo di granturco e la comunità rurale iperreligiosa. Notevole il corpo di Isaac (John Franklin, affetto da deficit di ormone della crescita: piccolo di statura ma col volto di un uomo maturo), perfetto baby-predicatore folle.

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Children of the Corn II: The Final Sacrifice (David Price, 1992) è un pastrocchio divertente per alcuni dettagli involontariamente camp: memorabile il lamento in punto di morte della vecchietta che i ragazzini schiacciano sotto la sua casa semovente, “Che mondo! Che mondo!”

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Children of the Corn III: Urban Harvest (James D. R. Hickox, 1995) sposta l’evil child di turno a Chicago dove i suoi sermoni febbricitanti conquistano nuove leve.

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Nel quarto capitolo (The Gathering, Greg Spence, 1996) con Naomi Watts e Karen Black, i pargoli sono guidati dallo spirito di un baby-predicatore morto decenni prima che ha bisogno del loro sangue per tornare in vita.

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In Fields of Terror (Ethan Wiley, 1998) il piccolo leader è anche machiavellico, si preoccupa infatti di dare copertura legale alla setta: i bambini risultano adottati da un profeta/benefattore (David Carradine!).

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John Franklin torna a vestire i panni di Isaac in Children of the Corn 666 – Isaac’s Return (Kari Skogland, 1999), e si risveglia da un coma lungo venti anni.

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Revelation (Guy Magar, 2001: e siamo a sette) ha poco a che fare con il granturco. E’ ambientato ina una haunted house perfetta per il “ruolo”, con Michael Ironside nei panni di un prete tormentato. I bambini assassini, con occhi da piccoli zombi catatonici, sono in realtà fantasmi senza pace.

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Genesis (Joel Soisson, 2011) è l’ultimo capitolo della saga e il più estraneo ad essa. Una regia superiore alla media dei precedenti, grandi poteri telecinetici per il bambino assassino, ma uno dei film peggiori della storia.

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Nel 2009 Donald Borchers, che aveva coprodotto il primo film del 1984, dirige Children of the Corn, una sorta di remake per la tv. Le novità sono le scene dentro la vita della baby-setta, teen-sex rituale compreso.

2009

Tutti i film sono a dir poco pessimi, escluso il corto del 1983, che risulta anche essere la trasposizione più fedele del racconto.

 

 

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