This night has opened my eyes


Ordunque, cominciamo a dare un volto alle voci che risuonano nell’abitacolo occupato da Ivan Locke. Bethan, che porta nell’utero la scintilla capace di far esplodere la vita di Ivan, è Olivia Colman.

olivia_colman

Sua moglie Katrina è Ruth Wilson.

Ruth Wilson

Donal, il collega ansioso e dal bicchierino facile, è Andrew Scott.

andrew scott

Uno dei suoi figlioletti, il tifosissimo Eddie, é Tom Holland.

tom holland

Gareth, il boss incredulo ed incazzatissimo, è Ben Daniels.

ben daniels

Ivan Locke è Tom Hardy. Tom Hardy, che ci ha conquistato esagerando, esplodendo in pellicole come Bronson e devastando ogni limite nella miniserie The Take. Un corpo selvaggio, un corpo indomabile, che d’istinto avrebbe spaccato tutto e rotto i finestrini, pur di liberarsi.

Ma Tom Hardy non è solo una bestia paurosa, non è capace “solo” di incarnare la furia e renderla cinema. Tom Hardy è uno dei più grandi attori viventi. E se lo script gli chiede di rimpicciolirsi, di imprigionarsi, di lavorare per sottrazione, Tom risponde offrendo una prova mozzafiato.

tom1

Spogliato dei suoi poteri minacciosi, Tom diventa Ivan, l’uomo ordinario per eccellenza, che si occupa della sua famiglia e del suo lavoro con la stessa metodica precisione ed organizzazione puntigliosa, sforzandosi di fare sempre la cosa giusta per tenere lontano lo spettro dell’odiato padre.

Il nostro sguardo è quindi esclusivamente rivolto verso Tom. L’udito registra le voci che si diffondono nell’abitacolo della macchina. Non dovrebbero esserci altre presenze. Invece un’altra presenza c’è ed è la mano di Stephen Knight. Una mano che cerca fino alla fine di farsi spazio, di rendersi fastidiosamente visibile sul sedile di fianco, strizzando verso di noi l’occhio complice , come a chiederci “visto quanto sono bravo a scrivere?”.

Noi lo sappiamo che sei un bravo scrittore, Stephen.

Però dirigere non è mestiere tuo, te l’avevamo già detto.

Le salde mani sul volante sono invece di Tom Hardy, e la sua rappresentazione della lotta interiore tra la normalità e il baratro riesce a tenere a bada i disturbi della sceneggiatura di Knight, che combatte un’altra lotta, per niente avvincente: quella tra la tendenza alla sperimentazione e un retrogusto reazionario fastidioso, alimentato anche da metafore ingombranti come quella tra le fondamenta dei palazzi che Locke costruisce per lavoro, e le fondamenta alla base del nucleo familiare (fiducia, rispetto, ecc…).

Scimmiottando Stephen Knight, possiamo affermare che nonostante la strada dissestata, è sufficiente Tom Hardy a tenere la BMW e il film sulla via.
Sempre che la fruizione di Locke abbia luogo in lingua originale, altrimenti sarebbe inevitabile schiantarsi contro un cartellone pubblicitario.

Locke

Stephen Knight

2013

 

 

 

 

 

 

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