No country for young men


Perchè i revenge-movie coreani sono i migliori al mondo? A causa della dittatura, terminata da meno di trent’anni? O della presenza militare statunitense, che li ha “liberati” dal colonialismo giapponese? O del conflitto Nord/Sud? Mettiamoci anche una frustrazione neanche tanto strisciante,causata dalla esasperante competizione sociale e scolastica.

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Questi elementi contribuiscono certamente tutti ad alimentare le esplosioni di violenza, magnificamente furiose, che impreziosiscono i nostri film preferiti. C’è troppa rabbia in Corea, rabbia repressa troppo a lungo. Tanto che la new wave del cinema coreano è stata etichettata come “post-trauma”. Dalla trilogia di Park Chan Wook in poi, che ha dato fuoco alle ceneri, la vendetta ha ispirato pellicole violentissime, tragiche e imbottite di esplosioni di rancore. Non a caso spesso le vendette coreane esplodono anni dopo il trauma che le ha causate.

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L’ultimo arrivato è il secondo film di Jang Joon Hwan, dieci anni dopo l’esplosivo esordio Save The Green Planet (ricco di ironia e sci-fi, elementi completamente assenti in Hwayi). Storia cupa, straziante coming of age, con pochi ma essenziali cenni horror, interpretata da un cast in stato di grazia (spiccano le prove immense di Kim Yun Seok e del giovanissimo Yeo Jin Gu), Hwayi arriva nei cinema coreani a ottobre dello scorso anno, piazzandosi 25esimo nella classifica del 2013, risultato più che dignitoso per un thriller così oscuro (migliore comunque di Hobbit e Superman vari).

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Hwayi è il sedicenne protagonista della storia, allevato e addestrato da cinque supercriminali con l’intento di farne un sicario. L’inevitabile (e troppo prevedibile)  twist innesca la furiosa vendetta del teen-killer. Il sangue scorre a litri, e nel film c’è un inseguimento in auto da top ten di tutti i tempi. Melodramma a go-go, ottima musica, titoli di testa e di coda elegantissimi, regia e fotografia perfette.

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In mezzo a tanto stile sopraffino, quello che non funziona sono le caratterizzazioni dei personaggi, tutti poco credibili tranne il giovane protagonista, e la sensazione di assistere ad un film tratto da un fumetto che non è mai esistito. Fastidiosa inoltre l’ennesima parata di figure femminili ridotte a ectoplasmi di passaggio, o meri ricettori di mazzate e violenze assortite. Cinema misogino, quello coreano? O è un popolo che ha troppe difficoltà a capire le donne?

Hwayi: A Monster Boy

Jang Joon Hwan

2013

 

 

 

 

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