Lo strano colore delle lacrime del tuo corpo


I primi carabinieri intervenuti  così scrissero nel rapporto: “Il cadavere di un uomo, di sesso maschile e di età apparente intorno ai 40 anni, riverso in terra pronamente, presentava numerose ferite da arma da taglio alla testa e alla schiena, con cospicua fuoriuscita di sangue rappresosi sul sottostante tappeto damascato. Si rinveniva una lama di tipo stiletto, della lunghezza approssimativa di 15 cm, sporca di sangue e poggiata sull’angolo di un tavolino in vetro, parzialmente coperta da un impermeabile rosso di foggia femminile. La stanza era apparentemente in ordine, non fosse per un buco di un metro di diametro nella parete di cartongesso, attraverso il quale si accedeva ad un’altra stanza cieca, del tutto vuota eccettuata la presenza di una scatola aperta sul pavimento, di forma circolare e a strisce bianche e nere, dalla quale spuntavano due guanti di gomma, medesimamente sporchi di sangue.”

The-Strange-Colour-of-Your-Bodys-Tears

Finalmente un vero capolavoro, un film essenziale, indimenticabile: L’Etrange Couleur (Douleur) de les Armes de ton Corps,  dei belgi Cattet e Forzani. Un’opera sontuosa, vitale eppure intrinsecamente teorica, che si appropria di archetipi e stilemi del giallo e del noir italiano per farne qualcosa di diverso, forse anche qualcosa di più, un manifesto di avanthorror ulteriore rispetto all’avantpop di Quentin Tarantino. vlcsnap-2014-07-23-16h44m17s14

Non horror sperimentale si badi bene, perché il lavoro è compiutamente realizzato, una gestazione di 12 anni ha esitato la perfezione dell’insieme e di ogni sua minima parte. La storia è ovviamente archetipica, un uomo torna a casa, sua moglie – lei, nera come Emmanuelle, si chiama Edwige –  è sparita, si mette a cercarla e strane cose cominciano a succedere nella sua testa e nel palazzo dove abita. Un palazzo vero eppure oscuramente surreale, un edificio Art Nouveau di Bruxelles che è la dimostrazione lampante di quanto Ballard avesse visto giusto (La Mostra delle Atrocità), architettura e cubature come paesaggi neuronali e mappe della mente.

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Saturo di luce e di colori, l’uomo si muove in uno stato allucinatorio progressivo, infrange finti muri e incontra signore in nero. Gli stucchi e gli affreschi e le finestre ogivali ballano, miraggi fulciani già riapparsi in Lords of Salem, gli occhi si sforzano di vedere quello che il cervello capirà dopo, lampi ricorrenti bruciano le retine. Rasoi squarciano schiene, disvelano mondi dietro brecce sanguinanti, l’acciaio sibila a titillare capezzoli, penetra prepotente in crani e cavità.

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Tutto è pericolo, tutto è così oscenamente sensuale, corpi di femmina che giocano e giacciono (una delle attrici è Anna D’Annunzio, nomen omen), corpi di maschio inani costretti a ripetere, affinchè la mente ricordi l’estasi, quando il ragazzino guardò la ragazzina e il rivolo di sangue che le colava lungo la coscia fino al polpaccio, e l’orrore della scoperta, quando vide la rorida ferita nella carne della femmina tra le pagine di una rivista.

Film ambiziosamente di genere, come già The Butterfly Room di J. Zarantonello (anche lì muri che celano doppie stanze e ricordi che fanno paura e dame letali), al contempo fieramente politico, perché il turbamento non è parossistico, la paura diventa desiderio, la repulsione suscita attrazioni, il taglio della lama e dei fotogrammi esorbita gli occhi, come Bunuel, dopo Bunuel. Attorno a tutto questo, una colonna sonora di maestri italiani patrimonio dell’umanità, qui elencati con le rispettive opere per doveroso tributo e per chiara pretesa enciclopedica:

–          Magico incontro, Bruno Nicolai

–          Suor Omicidi Seq 4, Alessandro Alessandroni

–          La Strage ha inizio, M. e G. De Angelis

–          Nell’Assolata Alhambra, Bruno Nicolai

–          Così Dolce, Così Perversa – M7, Riz Ortolani

–          Mondo Perduto, Ennio Morricone

–          I Bisturi, Ennio Morricone

–          Rito a Los Angeles, Carlo Pes e Giuseppe De Luca

–          Il Grande Racket – Ripresa 1, G e M. de Abgelis

–          My Boundless, Nico Fidenco

–          Sabba, Bruno Nicolai.

Ora corro a vedere Amer, se non torno entro due ore seguite le macchie di sangue sul linoleum e venitemi a cercare.

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L’étrange couleur des larmes de ton corps

Bruno Forzani, Hélène Cattet

2013

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