Transformers 4: metallo mutante, metallo urlante, metallo pesante


Transformers 4 di Michael Bay dura 165 minuti, che sommati agli usuali 20 minuti di pubblicità, propinati per legge dai multisala del pianeta, fanno 185 minuti. Più di 3 ore in sala, l’eternità per  adolescenti e tardo adolescenti, adrenalinico-compulsivi senza una causa. Eppure, T4 sfonda in bello stile il miliardo di dollari, sfracella record e alla fine risulterà uno dei film più visti della storia del cinema. Successo meritato ? Bah. Vediamo perché.

Michael Bay ha mille e un difetto, ma certo non gli manca la sincerità. Cerca infatti di fare il cinema che vuole e che può, evitando il cinema che vorrebbe ma non può. Gli è bastato Pain and Gain, ed è bastato anche a noi, per capire che la satira sociale è altro da lui, allora ci dà dentro con robottoni, esplosioni, supercattivi contro superbuoni. T4 è infatti un film di guerra più che di azione, gli scontri sono millanta, mutano i contendenti ma resta il compiacimento della visione della distruzione, in un trionfo di lamiere contorte che evoca pulsioni balllardiane (Crash). Che dico, Ballard, non va scomodato, qui l’istinto è lo stesso di chi costruisce decine di castelli di sabbia per poi raderli al suolo a colpi di infradito, ridendo come Joker. La tabula rasa ci è sempre piaciuta, specie in contesti altamente suggestivi (cottages, megalopoli, astronavi simil Morte Nera), ma il moltiplicarsi delle scene madri precipita l’entusiasmo in catatonia, e la distruzione diventa una texture del film che alla fine svanisce nell’oblio.

Dicevamo che Bay è intrinsecamente dicotomico, buoni contro cattivi sempre, tutti made in USA, culto del superuomo, machismo e cameratismo di grana grossa, con le donne ridotte ad un paio di splendide cosce barely legal, o a macchiette cinesi amanti del kung fu grottesche come il Kato della Pantera Rosa. Ciò non è ontologicamente sbagliato, anche G. Del Toro in Pacific Rim giocava a chi ce l’ha più duro, però qui il superbuono è Marc Wahlberg. uno dei volti della action Usa di questo millennio, con il faccione stolidamente rassicurante e le braccione gonfie di anabolizzanti e proteine, meno espressivo di un qualunque Autobot, incapace di generare empatia o simpatia. Bay lo ama, al cuore non si comanda, e gli affianca un giovane replicante che pare lui con 20 anni di meno, il risultato è un doppio naufragio, i due fanno a gara ad annullarsi scenicamente, la distruzione ancora, e alla fine ci riescono. C’è da rimpiangere l’inossidabile Tom Cruise, e abbiamo detto tutto.

Il merito più grande di questo T4 è la sfrenata passione per il metallo, che vive, pulsa, è organico. Optimus Prime, il truck mutante, è indimenticabile, sentiamo la sua sofferenza quando viene trafitto da lame o colpito da superbombe, ci bruciano le ginocchia quando si scortica le marmitte cromate contro aspri costoni rocciosi. È l’anima di ogni macchina, quella che bambini abbiamo sentito pulsare nell’utilitaria di papà, quindi ci è noto e familiare,  merita la gloria che giustamente Bay gli tributa, eroe greco più che shakespeariano. Peccato che gli altri Transformers, buoni o cattivi, siano soltanto delle gigantesche macchiette, a citare inutilmente il Signore degli Anelli o Terminator 2, ma va bene lo stesso, il nostro cuore romba soltanto per Optimus.

 

E veniamo al Bay che non ti aspetti, quello che gioca a fare a pezzi Hong Kong per strizzare l’occhio al facoltoso pubblico asiatico. Tra granate e bombe a grappolo, scopriamo un regista che sa girare racconti verticali, che sfrutta la longitudine della città per scene di caccia tra umani tra le migliori degli ultimi anni (Wahlberg che rimbalza tra lamiere e balconi dei palazzacci), e la stretta latitudine per disegnare inseguimenti al cardiopalma tra vicoli e mercati. Ad Hong Kong Bay trova il suo ambiente ideale, quasi ci esalta, e pazienza se sceneggiatura e dialoghi sono da dimenticare, siamo al multisala, mica al cinema, no?

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2 pensieri su “Transformers 4: metallo mutante, metallo urlante, metallo pesante

  1. Di ‘metallo vivente’ era fatto Astro Ganga, il robot protagonista di un anime giapponese poco conosciuto che andava sulle tv private negli anni ’80. Chissà se questo Transformer ne ha preso spunto, che dite?

    • ricordi sì, ma vaghi, qui il transformio è il dna organico dei robot alieni. Innegabili i riferimenti alla cybetronica giapponese, qui ripresa anche nel nome del protagonista Wahlberg, Jaeger come i robot degli umani in Pacific Rim

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