Dragon Trainer 2. Il drago va, senza catene


C’è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui il cinema di animazione pareva La Mecca, l’ Eldorado, il futuro. Capolavori in successione rapida, Monster e Co Cars Alla Ricerca di Nemo Toy Story Ralph Spaccatutto quelli che ci hanno segnato, e Up, Up la vetta, Up sul tetto del mondo. La folla osannava, i critici plaudivano ai prodigi e all’universalità del digitale, gli sceneggiatori gareggiavano per animare le storie animate. Poi, d’improvviso, il buio, non il silenzio, perché la folla continuò ad acclamare e sempre acclamerà, dilatata in 3D tra multisala circensi ed estroflessi. Si era spenta la luce, fine dello stupore, svanita la meraviglia. Le fabbriche dell’animazione si adeguarono al tutto e subito, prodotti usa e getta dal successo e dall’oblio garantito, storie a canovaccio, innocue ancorché ripetitive, un po’ di merchandising, e via. Allora Disney arrestò il sistema e sposò Marvel: una pioggia di supereroi, falangi di supereroi, e l’Uomo Ragno 123 e poi di nuovo 123, e X-Men prequel sequel spin-off sigh sob sniff, e Avengers e Tranformers e che palle. Noi eravamo tra quelli che continuavano a guardare fiduciosi, guardiamo tutto noi, perché la luce non avrebbe tardato ad arrivare, ed ecco la luce, ecco il fuoco, ecco How to Train Your Dragon 2,  Dragon Trainer 2 il titolo per l’Italia.

1

5 anni dopo l’origine dell’amicizia tra un baby vichingo ed un drago, arriva un grande film che affronta alcuni tabù dell’Occidente, la maternità, la diversità, la morte. Perché molti dei capolavori dell’animazione digitale erano storie di fratellanza o di paternità atipica, due amici maschietti, un papà e un figlio, un nonno e un boy scout ad esempio, e la madre era, un’assenza, di più, una privazione. Qui c’è una mamma, Cate Blanchett in formato Avatar, ed è stupenda, libera, indipendente, sognatrice.

Blanchett

Centro di gravità dell’intera narrazione, punto di contatto tra uomini e draghi, apre la visione di un mondo alternativo, dove la continuità è dettata dall’armonia e dal cordone ombelicale, non dalle spade e dal sangue versato. Un mondo diverso popolato da straordinari diversi, all’eroe manca una gamba, al cattivone manca un braccio, al marito manca la moglie, e queste mancanze generano moto ascensionale, si decolla si vola e si plana in terre incognite, la scoperta e l’esperienza come romanzo di formazione per ragazzi di tutte le età. Soprattutto, finalmente, c’è il ritorno al senso originario della fiaba, alla rappresentazione della morte, dolorosa, straziante, proditoria. Necessaria. Essa non è fine, è rivoluzione, nulla si distrugge tutto si trasforma, il mondo è dei figli, per i padri c’è Valhalla e Odino e il riposa in pace nell’attesa perenne della guerra.

Il resto?

Il resto è fantasmagoria, spettacolo di creature fiabesche e colori, grandi visioni (la mamma dell’eroe da guerriera vestita, l’addio al padre), momenti esilaranti  e alcune perdonabili cadute di stile (una gara tra draghi che fa il verso al quidditch di Harry Potter). Non ci piace, per motivo linguistici e simbolici, che il drago dei draghi sia un maschio denominato Alpha, come Alpha era il cane maschio cattivo in Up e come Alpha è il maschio mostro sci-fi del recente The Edge of Tomorrow. Inutile strizzare l’occhio al machismo darwinista degli spettatori, meglio continuare a guardare guardare su, volare sopra le nuvole, soli, intrepidi e fiammeggianti.

Come draghi.

3

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...