Anarchy in the USA


Viviamo in giungle di asfalto e cemento, siamo indios metropolitani, l’espediente come regola di vita, la prepotenza come arma per sopravvivere. La base della convivenza sociale è marcia e minata, la soglia di tolleranza è scesa a profondità artesiane, le istituzioni paiono simulacri. Viviamo in Italia. Date queste premesse, non sappiamo che farcene di una storia che narra di un Paese/Città in cui ogni anno, per una notte e solo per una notte, si può fare quel che c…o si vuole, qui tutti i giorni si può fare quel che c…o si vuole, al massimo potrebbe piacerci una storia in cui tutti o quasi, per incantesimo o virtù, rispettino leggi e costumi almeno un minimo giorno all’anno. Invece no, nella terra dei misteri anche la distribuzione cinematografica agostana assolata asfittica è un mistero, quindi ecco in sala The Purge: Anarchy, titolo autarchico Anarchia: La Notte del Giudizio, perché siamo ferventi cattolici non praticanti e un richiamo alla colpa e al castigo non guasta mai.

 

1

Con occhi freddi e cervello spento ci appropinquiamo alla visione, incuriositi dalla benevolenza della più critica. Sarebbe il secondo capitolo, autosufficiente, di The Purge, home invasion che santificava l’attacco alla proprietà privata un giorno all’anno, ma quello non lo abbiamo considerato. E pensiamo di aver fatto bene, questo è un film inutile, soporifero, grezzo. E disonesto, perché si limita a saccheggiare senza logica – sarà per questo che si chiama Anarchia ? – i grandi film distopici degli anni ’80, i Guerrieri della Notte Mad Max Fuga da New York L’Implacabile, e quindi a anche Fuga dal Bronx e I Guerrieri del Bronx del Maestro Castellari.

3

Tipacci truccati da cantanti dei Kiss, poliziotti assetati di sangue, balordi su automezzi da fumetto, e lanciafiamme e bazooka e tricchetracche e sparatracche. Tutto è sterilmente scopiazzato, le uccisioni sono posticce e spesso fuori campo, manca la cura del macro (l’eroe è inguardabile, la colonna sonora inascoltabile) e del micro (le ambientazioni, le storie dei personaggi). Soprattutto, è del tutto fuor di sesto la componente sociale e politica, che pure sembrava contenuto essenziale data l’altisonanza del titolo: ci sono i bianchi che sono ricchi e avidi e assetati di sangue e ci sono i neri che sono poveri e belli e coraggiosi, ma un bianco sui generis salverà i neri dalla notte della purga, quella per l’appunto in cui vale tutto, e sarà a sua volta salvato da essi, anzi da esse, all’alba di una nuova società interracial, che resta soggiogata, ipnotizzata ed innamorata perdutamento di qualsivoglia utensile faccia bang o boom.

2

Tutto così banale da essere imbarazzante, per tutti meno che per Michael Bay evidentemente, che qui produce – il regista non lo nomino per infamia – e che non è nuovo ad atroci incursioni nel genere sociopolitico (Pain and Gain, Transformers 4). Che venga qui da noi, Michael caro, così da poterle insegnare a usare la sacra parola Anarchia come si deve.

Michael, giochiamo a fare la guerra?

The Purge: Anarchy

2014

James DeMonaco

 

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