Un altro mondo (di zombi) è possibile


Porto Alegre, Brasile. La memoria torna ai primi social Forum mondiali, alle lotte contro la globalizzazione liberista, alle moltitudini di volti, idee, sorrisi, dei primi anni del 2000. Chi mai avrebbe immaginato che Porto Alegre sarebbe un giorno diventato teatro di un mondo deserto e post-apocalittico, popolato di zombi e demoni sanguinari, e di pochi esseri umani sopravvissuti?

antigas

Questa parziale devastazione del mio immaginario è stata appena messa a segno da Davi de Oliveira Pinheiro, giovane regista brasiliano, che dopo una corposa serie di documentari e cortometraggi, si è fatto un mazzo così per realizzare il suo primo film, Porto Dos Mortos (titolo internazionale Beyond The Grave), nel 2011.

la matt allo specchio

Da allora non ha smesso di girare, ben accolto, per più di 70 festival in USA, America Latina, Europa e Asia. Prodotto dalla Lockheart di Isidoro B. Guggiana, è un film povero di soldi e ricchissimo di idee: non mi stupirebbe affatto se domani Robert Rodriguez decidesse di farne un remake, anche a causa di qualche spunto comune al suo Mariachi.

strangle

A proposito di spunti comuni, questo film ne ha anche con The Rambler, vestono entrambi gli abiti trasandati del road-movie e del bad trip, sia pure con dosi ed effetti diversi.

coppia teen

Mentre gruppuscoli di zombi si trascinano in giro più inerti che affamati, e gruppuscoli di umani cercano di sopravvivere, un poliziotto vaga per una Porto Alegre deserta a caccia del Dark Rider, sorta di demone che si impossessa dei corpi degli umani che incontra, ed ogni volta che il poliziotto lo ammazza, ritorna in vita.

elmetto

“Fate attenzione al tipo che cammina”

Tra donne incinte armate di balestra, adolescenti muti e coraggiosi, folli satanisti e armoniche dal suono capace di far sanguinare (letteralmente) timpani e occhi, seguiamo il viaggio disperato e caparbio del poliziotto, che come The Rambler non ha nome, lui è solo The Officer. E a dispetto del mondo in rovina, continua a fare il suo lavoro con una ostinazione da quasi-zombi, non dimenticando mai di azionare il lampeggiante sul tetto dell’automobile.

zombi

Il regista è bravissimo, nonostante la povertà di mezzi o forse proprio grazie a questa (l’apocalisse pare aver sterminato o quasi l’umanità, ma il pianeta è intatto e lussureggiante), ad infondere nella pellicola una potenza immaginifica notevolissima: non è molto quello che vediamo, ma è moltissimo quello che “sentiamo” esistere fuoriscena, ai margini dell’inquadratura, attraverso una sorta di versione psico-orrorifica dello slogan “act locally, think globally”.

satanisti

Originale è anche l’approccio agli zombi, che percepiamo come vittime, quasi innocue e succubi del Dark Rider, che non sembra in realtà curarsene molto, abbandonandoli al loro vagabondare infinito. L’unica trasmissione radio esistente è un incessante monologo apocalittico di un misterioso sopravvissuto, e la parola “speranza” è assolutamente bandita e calpestata da uno script spietato e nerissimo.

finale

Tant’è che uno dei pochi morsi che gli zombi riescono a mettere a segno condanna a morte una giovane donna incinta.

No future.

Chapeau.

Porto Dos Mortos (aka Beyond The Grave)

Davi de Oliveira Pinheiro

2011

 

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