Bitter Sweet Fruit Chan


Sono qui che galleggio attorno al mio barattolo di latta.
Lontano, sopra la Luna.
Il pianeta Terra è blu e non c’è niente che io possa fare.

planet earth
La Luna è Hong Kong, deserta e muta dopo la fine del mondo. Il barattolo di latta, un minibus notturno sgangherato. La Terra, tutto quello che ho perso e mai riavrò. The Midnight After, Fruit Chan.

Confesso, avevo totalmente cancellato dalla memoria l’esistenza di Fruit Chan. Eppure dieci anni orsono, o forse qualcuno in più, divorai almeno tre dei suoi film, anzi almeno tre e un terzo: bisogna assolutamente menzionare il sorprendente Dumplings, frammento del film a episodi Three… Extremes (gli altri registi coinvolti? Park Chan Wook e Takashi Miike, niente di che). Gli splendidi Public Toilet, Hollywood Hong Kong e Durian Durian (no, vi prego: non fate battute, non è un film sui rivali degli Spandiau Balliet) stracolmi di vite incredibili/normalissime di persone ordinarie/fuori di testa, prostitute che si facevano trecento docce al giorno, ragazzi nati in un cesso pubblico e frutti dall’odore talmente repellente da essere banditi dai mezzi pubblici in mezzo sud-est asiatico (durian, appunto).

deserto

Non è solo colpa della mia memoria, però: Fruit ha rallentato i suoi ritmi di lavoro, e ha rallentato tanto. Questo calo di produttività non ha comunque influito sulla qualità della sua opera, anzi. Aspettavo questa visione da febbraio, da quando cioè Fruit ha presentato il film al Berlin Film Festival. Sono stati mesi lunghissimi, e l’attesa è stata ampiamente ripagata.

junkie

Quello che ci riempie il cuore di gioia, a proposito di registi come Fruit Chan, è la constatazione che, nonostante abbia superato i 55 anni, l’entusiasmo e l’uso così spregiudicato dei generi che fa nei suoi film, è pari o superiore a quello che può avere un giovane e combattivo regista esordiente. L’horror e il survive-movie qui sono contaminati da uno humour nerissimo, e ancora di più da un sottotesto politico forte e giocato su metafore chiare ed efficaci.

infetto

Lo scenario è quello della fine del mondo, l’ennesima, ma sotto i riflettori, più che l’apocalisse in sè, Fruit mette come sempre gli umani, i sopravvissuti. Sorge spontaneo un paragone con The World’s End: l’approccio di Edgar Wright non è poi tanto diverso, entrambi usano i generi e l’entertainment per sbatterci in faccia argomenti dolorosi e drammatici, uno la tragedia di crescere, l’altro la tragedia di doverci relazionare con gli altri.

tute bianche

La web-novel, poi diventata web-serie poi libro vero e proprio, dalla quale The Midnight After è tratto, ha un titolo che svela mezzo plot: Early That Morning, I Took a Red Minibus from Mong Kok to Tai Po. Su quel minibus si ritrovano per caso sedici persone, sedici tipologie, e quando il minibus attraversa un tunnel, la super affollatissima Hong Kong diventa di colpo la desertissima Hong Kong. All’uscita del tunnel i sedici si ritrovano ad essere apparentemente gli unici umani rimasti.

alieni

Nonostante una pur notevole serie di morti spettacolari, viaggi nel tempo, apocalissi, spie nordcoreane, pandemie, zombi e disastri nucleari, l’orrore, quello vero, è come al solito il comportamento degli esseri umani in un contesto paleosociale o neoprimitivo, senza regole e controlli, e bene fa Fruit Chan a insistere sulle scene di violenza, necrofilia, e sopratutto sull’esecuzione per accoltellamento collettivo, interminabile e grottesca, subita dal “mostro” che si cela all’interno del branco. Dopo la fine del mondo, la solitudine uccide, la privazione scatena reazioni brutali, ma è tutto un’illusione, polvere era e polvere ritornerà.

linciaggio

Noi guardiamo, facciamo il karaoke con i protagonisti sulle imperiture note di Space Oddity, compatiamo, soffriamo le stesse perdite, e sotto una pioggia rosso sangue andiamo incontro al nulla, sorridendo.

rossosang

This is Major Tom to Ground Control
I’m stepping through the door
And I’m floating
in a most peculiar way
And the stars look very different today

The Midnight After

Fruit Chan

2014

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