Venezia, il Festival e i Giustizieri


Tutto sto ciarlare sui Leoni di Venezia, non ha senso quello d’Oro, a chi avrei dato quello d’Argento, la coppetta per l’attricetta non è  meritata, i pronostici non ci hanno azzeccato, tutto sto chiacchiericcio è frustrante, volgare, compulsivo. E anche reazionario, che ci sta sempre bene. Gente che inorridisce per la sarabanda a pizza e fichi della Notte degli Oscar, e poi si accapiglia perché un film d’autore senza medaglietta varrebbe meno di un film di Moccia.

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Capita poi che uno dei primi film di Venezia 71 sia One on One, ultima fatica di Kim Ki-duk. Il film non è concorso, e questo suo non essere in competizione dovrebbe propiziare serenità e amenità di visione, invece no, il film viene canzonato, sminuito, tollerato, alla fine addirittura dimenticato, invece One on One è un grande film, One on One è un capolavoro. Kim Ki-duk, o forse è meglio chiamarlo Chuck Kim Pahlaniuk Ki-duk, si è inventato una variante dell’eterno gioco delle vittime e dei carnefici, crimine pubblico e giustizia privata nella Seul dell’oggi.

Leggi la rece completa su cineclandestino.it

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