Venghino signori, venghino!


Adesso ormai è vecchio: ha quasi nove anni. Ma io ho la fortuna di avere un amico che capisce le mie battute ironiche sin da quando aveva quattro anni. E ride. E’ un’eccezione, lui è speciale. Sono pochi in realtà i bambini che capiscono l’ironia. E’ frustrante, anche se quasi inevitabile, vedere una faccia di bimbo impassibile dopo che io ho elaborato e declamato una battuta con l’unico scopo di farlo ridere. Dovrebbe essere più allarmante incontrare un adulto che non coglie l’ironia, però paradossalmente non mi allarma affatto e neanche mi frustra, ma questa è un’altra storia.

bimbaa

Strange Circus è l’orrore visto da una bambina che lo vive. Sion Sono si immedesima nel suo sguardo, col risultato che il film, tragedia nella tragedia, non fa ridere. Mai.

redwall

Il grottesco è in scena, eccome. Ma assume le forme psichiche post-trauma che un infante tende a creare a causa delle violenze subite, spogliato quindi da ogni ironia, anche la più feroce e sogghignante.  Il risultato è dolore su dolore, amplificato e soverchiante, incorniciato a stento e ripetutamente da corridoi grondanti sangue.

carrozzella

La magniloquenza visiva, le creature freakedeliche che popolano il circo, le infinite tonalità di rosso che riempiono lo schermo, non possono deliziarci lo sguardo o distrarci dal fantasma dell’incesto.  Anche per “colpa” della splendida prova di tutti i protagonisti – come sempre la preoccupazione principale nei film di Sion – è il dolore a spadroneggiare per tutta la durata della pellicola. Una pellicola oscura, onirica e disturbante, che prende a martellate l’immaginario e lo riempie di lividi, con una minuziosa ed elegantissima cura di ogni più piccolo dettaglio.

mosaico parete

Quello che manca è proprio il suo ghigno beffardo, nonostante Sion si diverta comunque a mescolare le carte in tavola, spiazzare il nostro sguardo, stravolgere la prospettiva: questa volta lo fa senza cazzeggiare, il caos ha una sua logica quasi commovente, fedele in maniera aggressiva e partigiana al meccanismo di identificazione, frutto malsano ed inevitabile della dicotomia vittima/carnefice. Più che la perdita continua di identità, quella che fa male è la spietata e precisa rappresentazione della fuga dall’identità.

circo

Ennesima prova di forza, forma e sostanza che sgomitano di brutto sullo schermo e lo fanno con stile impeccabile. Il cinema estremo diventa con Strange Circus cinema e basta.

scrive mangia

 Strange Circus

Sion Sono

2005

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