TMMNT: Teenage Megan Mutant Ninja Turtles


Il 21 febbraio 2014 Megan Fox annunciava la nascita del suo secondogenito Bodhi Ransom Green, a soli 17 mesi dalla nascita del primo, Noah Shannon Green. Megan ha scelto di diventare due volte mamma nella fase ascensionale della sua popolarità e per questo va rispettata, a prescindere dai nomi abominevoli che il marito Brian Austin Green, tronista ante litteram da Beverly Hills 90210, ha imposto ai poveri bimbi. La maternità tuttavia è una strada di non ritorno, una mutazione definitiva del corpo quindi del sex appeal, dove c’era una old teen ora potrebbe esserci una young milf. Megan infatti è mutata, già aveva cominciato a devastarsi di botox e collagene, ora però si è scoperta seria e pudica, mica è Jennifer Lawrence, non ha foto scabrose sull’iPhone, ed ha virato verso una dimensione paleovirginale, soccorsa dal mentore Michael Bay, per il quale era stata panterona dagli occhi di ghiaccio nei primi dimenticabilissimi Transformers.

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E’opinione largamente condivisa che Michael Bay sia il profeta del neo-action hollywoodiano, in quanto riuscirebbe come nessun altro a sfornare prodotti di entertainment maturi ed elaborati, in grado di farsi apprezzare filmicamente anche al di là dello stordimento da multisala. Sbagliato, Michael Bay è, e sarà sempre, un rozzo mestierante, bravo a manipolare i suoi giocattoloni come un bambino che gioca alla lotta con i suoi pupazzetti, ma nulla più, sensibilità zero, visione zero, gusto zero. Michael Bay è il produttore di questo Teenage Mutant Ninja Turtles, reboot di Tartarughe Ninja alla Riscossa. Alla regia c’è Jonathan Liebesman, altro gigantista kitsch e caciarone (La Furia dei Titani), e il risultato è lo stesso di tutte le produzioni Bay: un film fracassone, ipercinetico, squinternato.

Spuntato persino, che passerà alla storia come il primo film di ninja dove le lame non tagliano una mazza.

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TMNT dura poco, 100 minuti contro i 165 di Transformers 4, e questo, vi assicuro, è il suo più grande pregio. La trama è trita, poche idee ma confuse copiate in mash-up dagli Spiderman di Raimi e di Webb: sull’ovvio sfondo di una New York angariata dal crimine agiscono le tartarughe mutanti, il frutto consapevole di una manipolazione genetica perpetrata da uno scienziato buono che muore ammazzato da uno scienziato cattivo, pseudo Harry Osborn senza un’oncia della grandezza di Willem Dafoe. Megan, sempre inguainata in jeans contenitivi e camicetta antieros, è April O’Neil, teenager (!) figlia del defunto e ignara dei di lui esperimenti. Fa la fotoreporter a caccia di scoop, come Peter Parker, e tenta invano di di fotografare i supereroi in azione, finchè etc. etc. Le tartarughe mutanti sono teenager, lo dice lo stesso marchio, quindi sono tratteggiate come energumeni bamboccioni anche un po’ duri di comprendonio, alienati che si muovono a scariche di adrenalina e sganassoni.  Il cattivone invece è una specie di Edward Mani di Forbice travestito da samurai robot: costui ha in dotazione n lame micidiali, ma, miracolo, nessuna di queste trafigge, affetta, sgozza, al pari delle katane dei nostri eroi, difatti Michelangelo Leonardo Raffaello Donatello si muovono meglio saltando e lanciando corde come fossero ragnatele (appunto).

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E’ che Michael Bay non sbaglia mai, quindi sa che non può spaventare il suo puerile pubblico con tagli e taglietti, deve blandirlo con i cazzotti e i botti e i palazzi che cascano e la morte che non arriva mai, sia mai che i bimbi capiscano al cinema il non senso della vita. Quindi (SPOILER) non muore il rattesco Maestro Sensei, non muore il samurai criminale, non muore nessuno, nemmeno nel momento clou del film, un mega inseguimento in scivolamento verticale tra ghiaccio e neve, condito da esplosioni, snowboard improvvisati, urla, schianti, burroni, valanghe, niente nemmeno lì (ARISPOILER) una vittima.

Ci ho messo mesi, mesi a far accettare a mio figlio la morte. Di Zio Ben prima, spiegandogli che questa è la genesi di Spider Man; di Gwen Stacy poi, rassicurandolo che a morire è il personaggio non l’attrice. Ora, per colpa di Michael Bay, devo ricominciare da capo, quasi quasi gli racconto la triste storia di Jennifer.

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TMNT Teenage Mutant Ninja Turtles

2014

Jonathan Liebesman

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