Boxtrolls, scene di lotta di classe a Cheesebridge ?


Mala tempora currunt. Una città strutturata a livelli verticali, in alto gli oligarchi, al centro la borghesia, nelle fogne i negletti. Squadroni di vigilantes nelle strade svuotate dal coprifuoco notturno, armate di bastoni a caccia di miserabili. Sobillatori ‘en travesti’ nella pubblica agorà, seminatori di terrore in falsetto e istigatori all’odio razziale. Tutto cupo e tristissimo, ma un bel dì, guidati dall’Eletto, gli ultimi prenderanno coscienza di sé, perché anche gli ultimi, nel loro infimo, si incazzano. Non è Metropolis, non è Dark City, è Boxtrolls, il nuovo film di animazione stop-motion della Laika, nei nostri cinema per i nostri bambini.

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Intento lodevole, raccontare ai pupi come va questo mondo, sia esso dickensiano o dickiano o dikotomiko che è lo stesso. I boxtrolls del titolo sono dei mostriciattoli bizzarri, un po’ Gremlins un po’ Skifidors, relegati nel sottosuolo da un pogrom qualsiasi:  gli umani abitanti di Cheesebridge credono che mangino provviste e rubino i bambini, o che mangino bambini e rubino provviste, forse che portino malattie, o la crisi. Dormono e si coprono con scatole di cartone come i pezzenti di ogni epoca e latitudine, sono abilissimi nei mestieri manuali, non visti risalgono cunicoli e condotte, rovistano immondizie, recuperano oggetti dismessi, inventano fabbricano lavorano sempre. Gratis. Tra loro si cela l’eroe, un Mowgli urbano, presunto orfanello allevato in scatola, inconsapevole cucciolo d’uomo nelle cloache come un menino da rua. L’incontro fortuito con una bimba aristocratica (figlia del capo dei Signori) lo fa assurgere al livello umano e determina una serie di fortunati eventi, culminanti nella lotta di liberazione contro il malvagio di turno, Archibald Arraffa nella versione italiana, origine e fine dell’intera favola.

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Costui è il capo dei vigilantes, criminale in opere parole ed omissioni. E’ pure artista dragqueen, si fa chiamare Madame Frou Frou (attenzione: pericolo transfobia!), ambiguo aedo ingannatore della comunità disturbata, dove le madri sono assenti e le donne del tutto ininfluenti. Lui è l’untore del razzismo virale, lui medesimo bracca gli incolpevoli trolls per ridurli schiavi e alfine sterminarli, ovviamente (SPOILER) invano. Tutto per un cappello, una tuba bianca altissima verticale come le dimore di chi la ha, che ammette alla loggia dei degustatori di formaggio. Il grana, invece della grana, è il denaro di questo mondo psicovittoriano. Formaggi pregiatissimi e puzzolentissimi simbolo  di potere, differenza, superiorità. Per la tuba Arraffa si danna, spadroneggia su un robottone di metallo povero a marchio troll, usa e abusa fino a che gli sgorbietti ne hanno le scatole piene, e allora via le scatole, pudenda posteriori in bella mostra e … el pueblo unido jamas sera vencido !,  tra botte risate e salvifiche intolleranze alimentari.

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Una ritrovata coscienza di classe, per un nuovo ordine sociale: i signori resteranno signori ma saranno più magnanimi, i borghesi resteranno passivi e silenti e fintamente tolleranti, i (no-box)trolls avranno bancarelle ove vendere a cielo aperto i loro utensili. Vivranno tutti integrati e contenti, tutti meno il titanico Arraffa, il solo che abbia osato cercato di attaccare i poteri forti, sacrificato a sta nuova pacificata società che puzza di capitalismo come un gorgonzola andato a male.

 

The Boxtrolls

Graham Annable, Anthony Stacchi

2014

 

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