Black Coal, Thin Ice. A Berlino trionfa il nero di Cina


Nel film che vorrei abitare, ci sono tranci di cadavere scoperti per caso, un detective marcio in motorino che indaga, poi fumo, bicchieri, malinconia, sorrisi, una donna di carne carnefice. Nel film che vorrei abitare, mi troverei in una città senza nome, nei suoi peculiari gangli in inverno. Ci sarebbe buio, o sì, tanto buio, sarebbe così buio che quel detective, quella donna, tutti sarebbero fantasmi. Il film che vorrei abitare è Black Coal, Thin Ice.

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La neritudine del carbone si può toccare, la sottigliezza del ghiaccio si può spaccare, il titolo internazionale significa. Parimenti diversamente significa Daylight Fireworks, traduzione letterale dall’originale cinese, i fuochi d’artificio alla luce del sole valgono meraviglia fuori luogo fuori tempo e sono nel film. La città è ovunque nel Nord della Cina, la storia è di speranze disattese, di violenze punite, alla fine di romantiche solitudini senza cura. Si sta soli come spettri, così si aggirano i protagonisti, ascendenti o discendenti da tanti padri, Chandler Hammet Hawks Melville Wilder. Yinan Diao regista afferma di guardare ai Cohen, ma quello dei Cohen è metacinema ectoplasmatico, attraversandolo si risale a quelle origini.

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Loro, i fantasmi, filtri emotivi trasparenti, agiscono, cercano disperatamente di essere, ma vanno guatati per scorgere, ora una dignitosa lavanderia, ora un fluorescente salone da barba, ora una balera condominiale, ora uno scalcinato parco giochi. Gangli vitali al coperto, all’aperto c’è il movimento seriale di una catena di montaggio, percorsi ghiacciati e pattinatori e pattini letali. Qui si finge di vivere, mai si finge di vincere.

So my life isn’t a total loss.

What? You think anyone ever wins at life?

Come fuoco d’artificio al sole irrompe il sogno, un cavallo parcheggiato in un condominio, carte da poker sul letto di un motel, occhialini 3D per visioni multisala. I proiettili uccidono come le lame, i presunti vivi svaniscono, fatti a pezzi o no, ugualmente morti commutati in ceneri. La cenere di morto, la cenere di sigaretta, il fumo della sigaretta, il vapore dalla bocca nel freddo invernale, il vapore effimero, come il denaro, che non si vede ma domina, è movente, legittima brutalità e genera reazioni e eterna violenza. Quando il buio tramonta e arriva l’alba si capisce che è la Cina di inizio millennio, qui un corpo di pelle vale meno di una giacca di pelle. Resta la memoria. La speranza?

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Of course, we’re bigger and better now.

But memories, good or bad, never fade.

Orso d’Oro a Berlino, premio che suscita stupore per un’opera intrinsecamente di genere, Black Coal Thin Ice è un film miracoloso, raccontato con rigore da entomologo, da guardare con stupore da bambino. Come un fuoco d’artificio in pieno di giorno.

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