American Horror Story 4, Premiere. Wir sind alle freaks


Sottile come l’inganno, grande come la menzogna, chiara come il miraggio. Si trasforma, si moltiplica, si atomizza restando sé sempre, senza memoria, peggio senza passato. La televisione è questo, una forma formato in cerca di storia, allora la serialità reiterata, allora gli squilli di rivoluzione, allora l’orrido in modica quantità. Mille mercanti nel tempio vendono visioni definitive, poi arriva un genio anzi due, a urlare che si fermi tutto, si riparta ancora nuovamente, perché il passato della televisione, il suo futuro è il cinema, non viceversa. Lui è Ryan Murphy, loro sono Murphy e Falchuk, essa è American Horror Story 4, Freak Show.

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Una prima puntata che esorbita la barriera dell’ora, 64 minuti a stento contenuti dalla fantasmagoria Prologue dei titoli di start-stop-motion. Via, spezzoni schizofrenetici, numeri da circo appunto, del fantastico spettacolo che verrà in altre 12 puntate. Due attrici di cinema Cinema, la musa Jessica Lange, ultima delle dak ladies, e Kathy Bates riesumata nella sua psicotica essenza. Entriamo nel tunnel delle meraviglie, tutte le specie umane distorte, ciascuna basterebbe a riempire documentari e cronaca vera, docureality ?, se vi stupite non siete pronti, guardate Real TV, guardate Questo Piccolo Grande Amore, The Little Show, il guardonismo che diventa guardananismo once a week, andate, guardate, poi tornate.

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AHS4 è fiction, freak-tion, e profusione di doppio ovunque, la gemella a due teste, i due sgorbi dall’Amazzonia, due mani biforcute, due gambe di legno, due comunità contro: il circo contro Jupiter, paese di alieni come solo sanno esserlo i redneck americani. E’ tutta la storia che urla, rantola sotto i colpi di forbice di un pagliaccio satiro omicida, è questa puntata questa serie essa tutta una creatura occultata, vuole la luce di un’altra ribalta. Al circo dei mostri i mostri giocano a fare il cinema, alle origine dei tempi era così, si chiamava nickelodeon, qui lo vediamo, una proiezione che sarebbe metatelevisione ma è metacinema, i protagonisti a guardare un Super 8 di immagini sordide e darwiniste, accoppiamenti belluini, baccanali di oppio e deviazioni. Jessica Lange canta David Bowie reincarnata in Marlene Dietrich e l’Angelo Azzurro, fuori dal tempo e fuori da tempi, il clown uccide come fosse clone di It derivato dal Re. Ovunque, peana e lodi a Todd Browning, il padre di tutti noi, al suo capolavoro imperituro, Freaks semplicemente, che reciso monco censurato durava, sembra non vero, esattamente quanto questa puntata, che è tv magnetica, potesse scaturire sarebbe cinema magico, così no, resta Wunderkammer, mortuaria e sepolta come il passato. eppure ci riesce, ci smuove, e noi la accettiamo, è una di noi.

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« Gooble, gobble, gobble,  gobble, we accept her, we accept her, one of us, one of us!. »

 

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